Dei Doveri e dei Diritti: gli alunni dell’Istituto Comprensivo Nicola Botta di Cefalù discutonoe si confrontano sui Doveri e sui Diritti!
PALERMO- Finalmente in una scuola italiana, e in particolare in una scuola di Cefalù, si parla agli alunni e con gli alunni di DOVERI e non solo ed esclusivamente di DIRITTI!
Se in una comunità civile, in una democrazia, in un Paese moderno ed evoluto non si mantiene un
sano bilanciamento tra DIRITTI e DOVERI, se è costume diffuso, come in Italia da qualche
decennio a questa parte, pretendere di avere garantiti DIRITTI senza tener conto dei DOVERI, se
tutto questo accade come è accaduto in Italia da un po’ di tempo a questa parte, allora è
impossibile garantire quegli stessi innegabili DIRITTI della persona se, dall’altra parte, non ci sono
altre persone che fanno il loro DOVERE perché vengano garantiti i giusti DIRITTI di tutti i cittadini,
di tutte le persone!
È questo che occorre insegnare ai bambini, agli adolescenti, ai ragazzi e ai giovani adulti del
nostro Paese: parlare di DOVERI e di DIRITTI!
È questo quello che ha iniziato a fare questa scuola di Cefalù, l’Istituto Comprensivo Nicola
Botta, con i suoi alunni, con un risultato straordinario, sorprendente, che ci ha lasciato
impressionati per la capacità di analisi, di riflessione, di logica e di condivisione delle esperienze di
vita quotidiana, con esempi concreti, con vissuti gioiosi o dolorosi, degli oltre 100 bambini tra i 9 e
i 10 anni di questa scuola siciliana.
È questo quello che è stato generato negli alunni e negli insegnanti di questa scuola di Cefalù
dopo lo splendido incontro tenuto presso la Sala delle Capriate del Comune di Cefalù
mercoledì mattina 27 novembre 2024, quando Andrea Giostra, nel suo intervento, ha parlato
agli oltre 100 alunni e ai loro insegnanti, presenti a quel convegno organizzato dal Comune e dalla
Fidapa di Cefalù, dell’importanza dei DOVERI perché si possa essere buoni cittadini e perché
possano essere garantiti i DIRITTI che ogni persona deve aver garantito da uno Stato civile,
democratico, moderno, evoluto.
Uno stimolo alla riflessione su questo fondamentale concetto che una comunità civile deve
possedere e avere sempre presente, un suggerimento che è stato prontamente colto dalle
insegnanti presenti il 27 novembre scorso, che poi, nei mesi a venire, a scuola, nelle loro classi,
hanno fatto un lavoro straordinario, unico, prezioso, importante, incisivo con i loro alunni.
Alunni che hanno saputo cogliere l’importanza dei DOVERI e che hanno affrontato insieme ai
relatori (Rosa Maria Sciortino, avvocato, Luigi Spinosa, avvocato e Andrea Giostra, psicologo e
criminologo) della giornata di martedì 20 maggio 2025, diversi temi che intrecciano i DIRITTI e i
DOVERI, e come questi concetti hanno a che fare con la gestione della frustrazione e l’importanza
della stessa frustrazione per una sana crescita, dell’empatia, dell’invidia e dell’ammirazione, della
paura ad affrontare situazioni nuove, dell’imbarazzo e del timore del fallimento, di temi dove la
capacità di mettersi in gioco e di gestire l’insuccesso diventa elemento fondamentale e strutturale
per fortificarsi, per una sana crescita basata sull’esperienza di vita quotidiana, sull’imparare dalla
propria esperienza, sulla determinazione a superare le difficoltà senza arrendersi mai, nella
capacità di superare i momenti negativi e del rialzarsi quando si cade rovinosamente, sulla
riflessione di cosa occorra migliorare in se stessi per crescere e fare meglio in futuro per
raggiungere i propri obiettivi. Una esperienza di vita quotidiana dove il buonismo a ogni costo, il
permissivismo ideologico e senza alcun fondamento scientifico ed educativo, sono sempre
negativi, devastanti, deleteri, diseducativi, dove la sofferenza e il dolore, una volta superati,
fortificano la persona e la rendono più saggia, dove l’esperienza del fallimento deve diventare
stimolo per divenire persone migliori, più esperte, più capaci di affrontare situazioni difficili,
situazioni nuove e imprevedibili, dove la disciplina, la costanza nel lavoro e nell’impegno e la
determinazione divengono elementi fondamentali per imparare a conoscersi e per migliorarsi
giorno dopo giorno, affrontando la paura e il futuro ignoto.
Tutti questi concetti sono stati trattati dai bambini a scuola e sono stati discussi e preparati in
classe con le loro insegnati, e insieme a loro hanno stilato un interessante elenco di domande che
sono state sottoposte ai relatori presenti alla conferenza di martedì 20 maggio: Rosa Maria
Sciortino, Luigi Spinosa, avvocato e Andrea Giostra. Domande elencate alla fine di questo breve
scritto.
Una giornata con oltre 100 bambini nei quali sono stati discussi tutti questi temi. Temi certamente
difficili, ma che questi bambini, con l’aiuto determinante e appassionato delle loro insegnanti,
hanno saputo trattare con maturità, senso critico e curiosità, come poche volte abbiamo visto fare
agli adulti che osserviamo nel nostro lavoro o con i quali abbiamo modo di discutere e confrontarci,
qualche volta, su questi temi così delicati e fondamentali per la nostra società.
Una giornata che è giusto definire storica proprio perché la prospettiva in questa scuola, in
questi insegnanti, in questi giovanissimi allievi che nei prossimi anni prenderanno in mano il loro
futuro, è cambiata, si è capovolta rispetto alle ideologie buoniste, permissive e vuote degli ultimi
anni italiani. Una prospettiva che parte dai DOVERI per garantire i DIRITTI! Che tiene conto, senza
demonizzarli, delle difficoltò e degli insuccessi per migliorarsi e crescere per divenire adulti migliori,
capaci di affrontare e superare le difficoltà che la vita ci farà incontrare.
È questo che la scuola dovrebbe insegnare. È questo quello che da qualche mese a questa parte
si insegna a Cefalù a questi bambini che hanno colto il messaggio, lo hanno fatto proprio e lo
discutono confrontandosi con apertura, sensibilità e scambio proficuo.
E noi siamo davvero onorati di aver condiviso con loro questo progetto, queste due giornate di
lavoro, orgogliosi di aver condiviso i pensieri e le riflessioni che questi alunni, con l’aiuto delle loro
insegnanti e la nostra partecipazione, hanno brillantemente sviluppato e condiviso.
Grazie a questa Scuola, grazie alla Dirigente scolastica che ha reso possibile questo progetto,
grazie alla Presidente Angela Madonia della FIDAPA di Cefalù che ha proposto questa iniziativa,
ma soprattutto grazie alle insegnanti che hanno colto il suggerimento del 27 novembre scorso e lo
hanno fatto proprio, lo hanno sviluppato insieme ai loro alunni, lo hanno portato avanti con questo
prezioso progetto che adesso vede la base sui DOVERI per garantire i DIRITTI; e più di tutti grazie
ai fantastici alunni di questa scuola, l’Istituto Comprensivo Nicola Botta Cefalù (PA) Plesso N.
Botta – P. Borsellino Scuola Primaria e Infanzia, che dovrebbe essere presa a esempio da tutte
le scuole d’Italia!
Le domande preparate dai bambini della scuola Nicola Botta e posta ai relatori presenti al
dibattito:
L’imbarazzo e la vergogna possono farci sentire a disagio. Come possiamo sentirci liberi di
esprimerci senza pregiudizio e senza timore del giudizio degli altri, rispettando il “dovere” di
“accogliere e includere” chiunque?
La “frustrazione” è comune a noi bambini quando incontriamo difficoltà nei nostri “doveri” e
non riusciamo a fare qualcosa. Come possiamo gestire questa emozione in modo costruttivo
e sentirci incoraggiati a perseverare invece di arrenderci?
Chi non rispetta i “doveri” solitamente viene punito, ma mi chiedo: Se difendersi è un “diritto” e
“non picchiare” ad esempio è un “dovere”, perché, a volte, chi commette gravi colpe non viene
punito severamente?
L’invidia può nascere dal confronto con i compagni. Potrebbe spiegarci la differenza tra
ammirazione e invidia e qual è il nostro “dovere” di rispettare i successi degli altri?
Cosa ci può suggerire per utilizzare l’empatia e la compassione per comprendere meglio i
bisogni degli altri, rispettando il nostro “dovere” di aiutare chi è in difficoltà?
La rabbia di solito è vista come emozione negativa perché ci porta spesso a reazioni che
non riusciamo a controllare. Tuttavia, se proviamo rabbia di fronte ad un’ingiustizia subita
personalmente o da altri, può essere utile a spingerci a fare anche del “bene”. É, dunque, sempre
un “dovere” reprimere la rabbia?



