18/04/2026
Beatrice Monroy: la verità tra memoria e resistenza
Interviste Prima Pagina

Beatrice Monroy: la verità tra memoria e resistenza

Mar 6, 2025

L’Intervista del Direttore per L’Epoca Culturale con Beatrice Monroy ci porta nel cuore della sua ultima opera, La verità è moneta perdente. Palermo di vite, di lotte e di silenzi (Ed. Zolfo). Con il suo stile incisivo e asciutto, Beatrice Monroy racconta una città complessa e stratificata, dove la memoria si intreccia con il presente e diventa strumento di resistenza. Autrice, drammaturga e narratrice, con una carriera di grande rilievo in ambito teatrale e radiofonico, la sua scrittura è una continua indagine sulla storia, sul ruolo delle donne e sulla forza della parola. In questa intervista, Beatrice Monroy si racconta, offrendo una riflessione profonda sulla letteratura come atto di resistenza e sulla necessità di dare voce alle storie dimenticate.

  • Beatrice Monroy, nel suo nuovo libro, La verità è moneta perdente. Palermo di vite, di lotte e di silenzi (Ed.Zolfo), emerge come un crocevia di memorie e ferite collettive, segnato da eventi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia e nelle vite dei suoi abitanti. Come si affronta la narrazione di eventi così carichi di significato storico e personale. Quali strategie narrative ha adottato per bilanciare il rigore della cronaca con la necessaria componente emotiva della testimonianza?

Quello che ho cercato di fare è stato di rendere la narrazione molto asciutta. Niente riflessioni o fronzoli di sentimenti. Tutto passasse attraverso i fatti. Sono i fatti a portare alla riflessione il lettore. C’è poi anche una parte di riflessione, perché per me che ho vissuto sulla pelle parte di quegli eventi, è importante capire. Fare un modo che il passato ci aiuti a capire il presente.

  • Le protagoniste delle sue opere, da Niente ci fu a Elegia delle donne morte, sono spesso donne che custodiscono il passato e lo trasformano in resistenza civile. Ritiene che esista ancora oggi una “letteratura di resistenza”? Qual è, secondo lei, il ruolo delle donne nella costruzione di una memoria collettiva che non sia solo ricordo, ma anche motore di cambiamento?

La letteratura di resistenza esiste proprio perché esiste la letteratura. Se scrivi, resisti. Il ruolo della metà del cielo ovviamente è enorme.

  • La sua scrittura si distingue per un forte intreccio tra pensiero, cronaca e immagini simboliche, come si evince in Oltre il vasto oceano: memoria parziale di bambina e Dido: operetta pop. In che misura il suo percorso nel teatro e nella radio ha influenzato la costruzione del suo stile narrativo?

Io mi definisco fondamentalmente una donna di teatro, quindi arrivo alla narrazione da lì e dalla grande esperienza radiofonica con RaiRadio3 . Ambedue questi ambiti lavorativi e artistici mi hanno spinto a mettere al primo posto l’ascoltatore che può essere seduto in un teatro, o in ascolto o con un libro in mano

  • Il legame con Palermo attraversa molte delle sue opere, da Noi, i palermitani a Palermo in tempo di peste, per citare solo alcuni dei suoi lavori. Come è cambiata la sua percezione della città nel corso degli anni e quanto di questo cambiamento è confluito nei suoi racconti? Palermo viene spesso rappresentata come un luogo di contrasti, di bellezza e dolore intrecciati: quale volto della città cerca di raccontare nei suoi libri?

Sono queste le cose di cui parlo nel mio ultimo libro. Io ho scelto di rimanere a Palermo, città infame ma straordinariamente stimolante per un’artista. Secondo me ha poco senso parlare di cambiamenti, i luoghi si vivono nelle loro geografie, non c’è un meglio e un peggio, c’è la vita che è quello che cerco di raccontare. Sarà poi compito del lettore farsi un’idea se proprio ne ha voglia.

  • Beatrice, lei ha condotto laboratori di scrittura per donne vittime di violenza e si è impegnata nella formazione teatrale. Quale pensa possa essere il ruolo della parola scritta nel generare un cambiamento concreto nella società

Io condotto laboratori di scrittura di ogni tipo, tra cui anche per le donne maltrattate e ho lavorato alla scuola del Teatro Biondo come insegnate di drammaturgia. Il Verbo cambia il mondo, per fare una citazione biblica. La parola scritta permette a chi la pratica una riflessione e un’esperienza molto utile.

  • Le sue opere sono spesso un ponte tra vicende personali e contesti storici più ampi, come accade in Portella della Ginestra. Indice dei nomi proibiti. Cosa significa per lei intrecciare questi due livelli e quanto la sua esperienza personale ha influenzato la scelta dei temi che affronta? Ritiene che il confine tra memoria individuale e memoria collettiva sia un elemento essenziale nella costruzione della sua narrativa? 

Io mi penso collocata, non mi penso neutra, non voglio fare finta di raccontare in modo neutro. La parola passa attraverso il mio corpo e ne viene determinata da me donna posizionata geograficamente a sud, esattamente le cose di cui narro nel mio ultimo libro.

  • Crede che le giovani generazioni abbiano ancora interesse nel confronto con la memoria storica? Quali strumenti ritiene più efficaci per trasmettere loro la complessità del passato senza risultare didascalici? Ha mai sperimentato nuove forme narrative, come la scrittura ibrida tra romanzo e reportage, per raggiungere un pubblico più giovane?

Sinceramente non mi sono mai posto il problema del lettore giovane, piuttosto credo di dovere fare con coscienza il mio lavoro che è quello di  trasmettere storie. Non si è didascalici quando semplicemente si raccontano delle storie e loro, le storie, sono  mezzi estremamente potenti per entrare negli animi di giovani  e non giovani. Bisogna leggere la buona letteratura, credo che questo basti ad aprire le menti.

  • Nel corso della sua carriera ha raccontato figure emblematiche come Didone in Dido: operetta pop e Franca Viola in Niente ci fu, oltre a eventi cruciali della storia. Vi è un personaggio o un episodio che non ha ancora affrontato ma che vorrebbe approfondire in futuro? Esiste una storia che la affascina particolarmente e che sente il bisogno di raccontare?

Un progetto che accarezzo da tempo è L’escluse, quelle donne potentissime che si sono trovate a venire marginalizzate o a dovere affrontare enormi difficoltà per esistere, perché per definizione le donne sono escluse dalla storia ma, a volte, con fatica immane, sono diventate icone. Elisabetta I, per esempio, Santa Teresa, alcune beghine e così via

  • Da autrice, cosa desidera che il pubblico porti con sé dopo aver letto il suo ultimo romanzo La verità è moneta perdente. Palermo di vite, di lotte e di silenzi?

Spero di riuscire ad aprire un dibattito su cosa significa vivere al Sud

  • Beatrice Monroy è nota anche per l’iniziativa “Vi racconto l’ope ” al Teatro Massimo di Palermo. Lei offre al pubblico l’approfondimento di celebri opere liriche. Come nasce questo progetto e quale approccio adotta per rendere accessibili e coinvolgenti questi capolavori al grande pubblico

Vi racconto l’opera è un progetto voluto dall’allora sovrintendente Francesco Giambrone e ripreso dall’attuale Marco Betta. Io e due attori, narriamo le opere prima della prima. Le storie delle opere, non la musica, i libretti per intenderci, per facilitare l’ascolto ma anche con inserimenti di altri testi per fare capire come quelle storie sono nate e come sono incredibilmente attuali

Grazie per la sua disponibilità e per il tempo che ha ci ha dedicato

Beatrice Monroy, La verità è moneta perdente. Palermo di vite, di lotte e di silenzi (Ed.Zolfo 2025) pag.184

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