Intervista ad Adalberto Maria Merli
tre libri per narrarci un uomo e un attore ironico, caparbio e…
che non ama prendersi troppo sul serio
L’editoria negli ultimi tempi sembra avere spinto sull’acceleratore. Siamo inondati da scritti e romanzi, fra i quali si fa fatica a scegliere. In molti sembra abbiano qualcosa da narrare. Si dice che la narrazione dell’Io nasca con l’essere umano e che ciascuno di noi abbia il diritto di parlare di se. Ma a questo punto c’è da chiedersi: qual è l’elemento che possa rendere un libro dai tratti biografici più interessante di un altro? Sicuramente la storia in esso narrata, ma ancora di più chi la narra!

Adalberto Maria Merli, fra gli attori e doppiatori più conosciuti e apprezzati della storia del Cinema, della Televisione e del Teatro, già da qualche anno ci regala alcuni “scampoli” del suo vissuto. Attraverso il suo primo libro, Mangereta, scopriamo i particolari della sua infanzia che piano cede il passo a una gioventù vissuta tra le paure della guerra e le ristrettezze del dopoguerra. Una vita dal sapore vero e semplice che sembra ormai lontana. Chiediamo direttamente ad Adalberto Maria Merli cosa lo ha spinto verso la scrittura e a raccontare quello specifico periodo della sua vita.
R. Il libro, è un periodo di vita vissuta, rimasta intatta alle mie spalle. Il protagonista di questo romanzo è quello che è, al di là dell’autobiografismo, si muove in date e ambienti diversi che sono puri involucri esistenziali, utili a dare concretezza a ciò che accade nel loro interno. Questo romanzo non serve molto alla mia vita, come sono i romanzi o le poesie che si scrivono da giovani, non è un proclama ma la testimonianza di quel poco di sapere che uno ha accumulato nei suoi ricordi.
Carattere fondamentale del racconto è il fatto di essere costruito dal punto di vista del bambino Mangereta, (soprannome dato da mia nonna perché sempre affamato) che si trova ad attraversare il percorso della sua crescita – difficile per tutti – in un paese bombardato e invaso, percorso da eserciti nemici, in tanti luoghi e situazioni diverse.
Molte grandi cose sono raccontate attraverso piccole vicende (come il primo incontro con gli americani attraverso il chewing gum), altre con immagini tragiche di morte e di violenza (fino a quelle delle Fosse Ardeatine), sempre evitando in massimo grado ogni tentazione retorica, estranea agli occhi di un bambino.
Si tratta di un punto di vista diretto e vero, fuori di ogni visione di parte, legato ai fatti e ai rapporti elementari della vita di tutti i giorni, che rivelano tutta la loro forza e ricchezza di significato, e sembrano vincere sempre la logica della guerra. Il racconto riesce in questo senso a demistificare tutto, dalla religione alla politica, ma salvando sempre con naturalezza i valori di fondo della vita collettiva.
Le immagini sconvolgenti della tragedia dei popoli della fascia balcanica, in Irak, in Ucraina, nella Palestina, riportate dai Tg, così come quelle di altre parti del mondo dove perdurano le guerre, portano sempre in primo piano i volti dei bambini, la loro paura, i loro occhi spalancati alla ricerca di affetto, le loro mani pronte a raccogliere un gioco.

Nel 2019 lei pubblica Scherzi, risate e qualcosa di serio, che viene definita: un’autobiografia non convenzionale di un uomo e di un attore che non ama prendersi troppo sul serio. Un libro dove si rincorrono aneddoti, scherzi e personaggi, che con lei hanno fatto la storia della Televisione, del teatro e del cinema. Scrivere questo libro quali emozioni ha suscitato in lei? Fra tutti gli scherzi e le situazioni bizzarre su quale si sofferma più volentieri?
R. L’incontro con Marc Chagall. Quando mi chiese quale era il suo quadro che più mi aveva interessato, deciso, lo portai, perché in carrozzella, davanti al piccolo ‘cimiterino’. Un quadro piccolo disegnato a matita. Lui, lo guardò e poi disse:” Petit, mais très intéressant!” Il tono con cui lo disse, sembrava che il quadro non gli appartenesse, ma fosse di qualcun altro.
Per fare un po’ lo spiritoso, feci la mossa di staccarlo e di mettermelo sotto il braccio, come a volerlo rubare, ma lui con aria di rimprovero, mi sussurrò: “Nooo, non pas comme une baguette!”
Poi Mastroianni che veniva in Spagna a trovare la Deneuve, mentre giravamo La ragazza con stivali rossi, un giorno che non lavoravo andammo allo zoo. Li un vecchio pellicano, lasciato libero nelle stradine, puntò Marcello e corse verso di lui. Marcello correva e urlava: “Fermatelo” ma lui dietro sembrava divertirsi. Aveva trovato il suo giocattolo. I turisti, gran parte giapponesi, avendolo riconosciuto filmarono la scena divertiti. Ma poi le situazioni sono tantissime ed è bene leggere il libro.
Con la stessa casa editrice: La nave di Teseo, che per inciso è stata voluta da Umberto Eco, lei nel 2022 pubblica Partigianìn. Non è una vera favola, ma una favola vera. Qui ritorna l’argomento della guerra. Anche se il tema è drammatico, lei riesce ad affrontarlo in “punta di penna”, con molta delicatezza ricorrendo al mondo fiabesco e con l’aiuto della fantasia. E’ un libro che, anche se sottoforma di favola, narra una storia vera, in un viaggio nel tempo e nella memoria. La lettura di un libro come il suo, quanto potrebbe essere utile oggi ai bambini e ai ragazzi, alla luce delle guerre che in questo momento si stanno combattendo nel mondo?

R: Penso proprio di si. Il libro, a forma di favola alleggerisce il contesto. Gli animali perché testimoni e neutri da ideologie. Il tredicenne ‘Partigianìn’ è spinto dalla curiosità. L’età della curiosità appunto come quella di tutti gli adolescenti: Alice nel paese delle meraviglie, Giacomino e il fagiolo magico, Il piccolo principe, persino di Pinocchio, il paese dei balocchi gli sarà fatale. Un libro semplice, con un linguaggio semplice come le creature del bosco. Ho sempre pensato che la semplicità è un punto d’arrivo. Una apparente favola per Invogliare i giovani alla lettura alla conoscenza della prima e della Seconda guerra mondiale senza retorica e soprattutto senza noia. Fino al 1943 le guerre venivano combattute dai militari, dagli eserciti, ma nel 43 ecco formarsi in ragione che l’Italia smette di essere un paese invasore e diventa un paese invaso, tutte le forze di opposizione al fascismo, iniziano a dare vita alla resistenza, i partigiani appunto. Oggi, nonostante le guerre e la devastazione di città e la morte di migliaia di adulti e bambini, immagini devastanti che le TV trasmettono, molti giovani passano indifferenti le loro giornate guardando scempiaggini sui cellulari. Genitori, insegnanti facciano qualcosa, prima che sia troppo tardi.
Grazie Maestro per la sua disponibilità e cortesia.
A noi della Redazione di L’Epoca Culturale non rimane che consigliare ai nostri lettori la lettura dei libri di cui abbia parlato, per approfondire la conoscenza di un “pilastro” del Cinema e del doppiaggio italiano e internazionale qual è Adalberto Maria Merli, ma anche perché troverete pagine di raffinata scrittura e pregevoli contenuti.