22/04/2026
“La Venere in Autoreggenti”: un amore impossibile tra Catania e Madrid nel nuovo romanzo di Teresa Giulietti e Giusy Agata Caff.
Interviste

“La Venere in Autoreggenti”: un amore impossibile tra Catania e Madrid nel nuovo romanzo di Teresa Giulietti e Giusy Agata Caff.

Giu 21, 2025

L’ articolo è a cura di Ilaria Solazzo

“La Venere in Autoreggenti”: un amore impossibile tra Catania e Madrid nel nuovo romanzo di Teresa Giulietti e Giusy Agata Caff. Uscito il 10 marzo 2025, edito da Tevere Edizioni (linea editoriale del Gruppo Bertoni), il libro è disponibile in tutte le librerie e su Amazon al prezzo di 17 euro.

Un incontro fortuito in un aeroporto diventa il punto di partenza di una storia d’amore intensa e struggente. È questo il cuore de “La Venere in Autoreggenti”, il nuovo romanzo scritto a quattro mani da Teresa Giulietti e Giusy Agata Caff, un viaggio letterario di 152 pagine che esplora con sensibilità e profondità le dinamiche dell’amore impossibile.

La vicenda si dipana tra Catania e Madrid, mettendo al centro Claudia, manager farmaceutica catanese, e Beatriz, giovane attrice madrilena. Due donne, due mondi apparentemente lontani, che si incontrano per caso e finiscono per sconvolgersi la vita a vicenda. Il contesto professionale e culturale in cui si muovono le protagoniste fa da sfondo a un legame complesso e appassionato, carico di tensione emotiva e conflitti interiori.

L’amore tra Claudia e Beatriz è raccontato con uno stile narrativo coinvolgente, che mescola delicatezza e intensità, portando il lettore a riflettere sulle trasformazioni che l’amore può innescare. La figura di Beatriz, attrice che si esibisce con ardore e autenticità, diventa metafora di un sentimento che rompe gli schemi, un ponte tra due culture, due lingue, due modi diversi di amare.

Il finale del romanzo, pur permeato da una nota malinconica, lascia spazio a una luce di speranza. “La Venere in Autoreggenti” non è solo la storia di un amore travolgente, ma anche un inno alla resilienza, alla capacità di rinascere dopo il dolore e alla forza trasformativa del cuore umano.

Con questo libro, Giulietti e Giusy Agata Caff propongono una narrazione intensa, capace di toccare corde profonde, in cui molte lettrici e lettori potranno riconoscersi.

Intervista a Teresa Giulietti, coautrice de “La Venere in autoreggenti”

  • Teresa, grazie per essere qui con noi. Il tuo nuovo romanzo, scritto insieme a Giusy Agata Caff, si intitola “La Venere in Autoreggenti”. Partiamo dal titolo: è provocatorio, evocativo… come nasce?


Grazie a voi per l’invito. Il titolo è nato quasi per gioco, ma ha assunto presto un significato profondo. La “Venere” rappresenta l’ideale dell’amore, della bellezza e della fragilità. Le “autoregenti” sono un dettaglio intimo, un simbolo di seduzione e libertà. È il contrasto tra l’antico e il moderno, il sacro e il profano, proprio come la relazione tra Claudia e Beatriz: intensa, irregolare, vera.

  • La storia nasce da un incontro casuale in un aeroporto. Perché avete scelto proprio questo inizio?


Perché l’aeroporto è un non-luogo, un passaggio. È perfetto per rappresentare l’idea di cambiamento e destino. Quando Claudia e Beatriz si incontrano, nulla lascia presagire ciò che seguirà. Eppure, da quel momento, tutto cambia. Volevamo rendere credibile l’imprevedibilità dell’amore, soprattutto quello che ti sconvolge la vita.

  • Due città molto diverse — Catania e Madrid — fanno da sfondo alla vicenda. Quanto conta l’ambientazione nella narrazione?


Tantissimo. Non sono solo scenografie, ma parte integrante del racconto. Catania rappresenta la radice, la stabilità apparente, mentre Madrid è la passione, l’arte, il caos. Ogni città riflette una parte dell’anima delle protagoniste e del loro percorso emotivo.

  • Claudia e Beatriz appartengono a mondi molto diversi: una è manager, l’altra attrice. Come si è evoluta la costruzione dei loro personaggi?


Abbiamo voluto creare due donne complete, credibili, con punti di forza e fragilità. Claudia è razionale, pragmatica, ma nasconde un vuoto emotivo. Beatriz, invece, è istintiva, intensa, ma profondamente insicura. Insieme si completano e si mettono in crisi, come accade nelle relazioni più vere.

  • L’amore che raccontate è definito “impossibile”, ma anche profondamente trasformativo. È questo il vero messaggio del libro?


Sì. L’amore, anche quando non può durare, può cambiare chi siamo. Claudia e Beatriz si scoprono, si mettono a nudo, si trasformano. Non volevamo un lieto fine classico, ma qualcosa di più reale: una speranza malinconica. L’amore lascia tracce, anche quando finisce.

  • Il romanzo edito dal 10 marzo 2025 con Tevere Edizioni (linea editoriale del Gruppo Bertoni) sta ottenendo successo. Cosa vi augurate che i lettori portino con sé dopo averlo letto?


Vorremmo che i lettori si sentissero toccati nel profondo. Che si riconoscessero, magari, in una frase o in un’emozione. Questo libro è un invito a non avere paura di amare, anche quando fa male. Perché a volte, da quel dolore, nasce la parte più autentica di noi.

Grazie Teresa, e complimenti per un romanzo che promette di farci riflettere e sentire.
Grazie a voi. È stato un piacere.

“La Venere in Autoreggenti” non è solo una storia d’amore tra due donne, ma un’indagine sull’umano, sulle fratture e le ricomposizioni dell’anima quando si trova di fronte a ciò che non può controllare: il desiderio, la perdita, la trasformazione.

In un’epoca in cui l’amore è spesso semplificato, idealizzato o reso consumabile, questo romanzo vuole restituire all’amore la sua complessità, la sua ambiguità, la sua forza primitiva e misteriosa. Claudia e Beatriz non sono eroine perfette, non cercano approvazione. Vivono, sbagliano, si feriscono e si cambiano. E, in questo, parlano di noi tutti.

La distanza tra Catania e Madrid diventa così la metafora di ogni distanza interiore: culturale, emotiva, sociale. Ma l’amore — anche quello che non trova una casa — riesce a lasciare una traccia, a piantare un seme. Forse non sarà destinato a fiorire subito, ma porterà frutto altrove, in tempi e forme che non possiamo prevedere.

Perché ogni amore, anche se impossibile, ha il diritto di essere raccontato. E, forse, ascoltato.