Il Conte di Montecristo: perché la sua storia colpisce ancora
Articolo a cura di Angela Di Salvo
Nella serata di ieri, lunedì 3 febbraio, è andata in onda SU Rai 1 l’ultima puntata de “Il Conte di Montecristo” chiudendo la puntata con un ascolto record di 5.304 000 di spettatori, pari al 28,9% di share. Carlo degli Esposti, che ha prodotto la serie con la sua Palomar in collaborazione con Demd Production e Rai Fiction, ha dichiarato con orgoglio che è molto richiesta e che la stanno vendendo in tutto il mondo.
Indubbiamente su questo successo ha pesato parecchio, oltre alla sapiente regia di Bille August e la presenza di un cast di attori molto bravi, l’insuperabile l’interpretazione del protagonista Sam Claflin che ha letteralmente surclassato, con i suoi grandi occhi dallo sguardo intenso, la sua gestualità composta e la determinazione strategica e sofferta della sua terribile vendetta, le precedenti versioni del romanzo.

La fiction vanta la partecipazione di diversi attori italiani come Lino Guanciale, Nicolas Paupas, Miche Riondino e Gabriella Passion che hanno contribuito non poco al rendimento generale del prodotto. L’adattamento si ispira, come è noto, all’intramontabile romanzo di Alexandre Dumas, un’opera che da due secoli cattura lettori di ogni generazione con il suo straordinario intreccio di passioni, vendetta, ingiustizia e rinascita.
Si tratta di una narrazione molto avvincente che pare sia stata ispirata a Dumas dalle disgrazie accadute nel XIX secolo a un artigiano francese, un certo Picaud, il quale, accusato ingiustamente di essere un bonapartista, fu rinchiuso per diversi anni in un carcere da cui riuscì a fuggire e scoprire in seguito un ingente tesoro che gli permise di farsi giustizia. Dato che i cattivi erano tutti nobili e aristocratici, per poter realizzare una vendetta, era necessario disporre di mezzi e ricchezze enormi.
Tuttavia, come spesso accade in tutti gli adattamenti televisivi che hanno dei precedenti illustri, non tutto è rimasto rimane fedele all’originale: la nuova miniserie diretta da Bille August ha proposto una rilettura con variazioni significative nella trama e nei personaggi. Proprio per questo, infatti, una parte del pubblico è rimasta delusa dal finale, come si evince dalla lettura di numerosi recensioni e da commenti sui social.
Nel romanzo di Dumas, il protagonista ha trascorso lunghi anni a tessere con astuzia la sua vendetta contro coloro che lo avevano tradito: Villefort, Danglars e Fernand de Morcerf. Anche nella fiction di Rai1, il percorso della vendetta viene rispettato, ma emergono sfumature inedite nei rapporti tra i personaggi e nelle loro motivazioni. Uno dei momenti più forti della serie riguarda lo scontro tra Montecristo e Albert, il figlio di Fernand e Mercedes. Il giovane, accecato dall’ira per il danno arrecato al padre, sfida pubblicamente il Conte a duello per difendere l’onore paterno.
Ma, quando tutto sembra inevitabile, interviene Mercedes, la madre di Albert. La donna, dopo avergli dichiarato il suo amore, lo supplica disperatamente di risparmiare la vita del ragazzo. In un gesto di estremo sacrificio, Dantès afferma di non poter rinunciare al duello per non perdere la sua dignità, ma che Albert sarebbe rimasto illeso. Quest’ultima, a sua volta, decide allora di rivelare ad Albert tutta la verità, portando il giovane a rinunciare alla sfida.
Uno dei punti più dibattuti tra gli appassionati riguarda il destino sentimentale di Edmond e Mercedes. La fiction, pur prendendosi alcune libertà creative, rispetta lo spirito della storia originale: il loro amore, pur intenso, è stato spezzato dal tempo e dalle circostanze. Mercedes, credendo Edmond morto, ha scelto di rifarsi una vita sposando Fernand, senza sapere le sue malefatte. Nel romanzo Montecristo si allontana definitivamente dall’antico amore, trovando una nuova speranza nel legame con Haydée, la figlia di un pascià che lui stesso aveva salvato, mentre nella fiction si lascia intendere implicitamente che Mercedes e Edmond potrebbero forse affrancarsi dal passato e ritrovarsi, nonostante l’uomo le abbia comunicato che ha intenzione di partire da un viaggio probabilmente senza ritorno.
“L’amore può guarire” è la frase che chiude il loro ultimo dialogo, lasciando aperto l’epilogo finale della vicenda. Viene da chiedersi come mai il Conte di Montecristo abbia esercitato e continui ad esercitare tanto fascino e interesse. Basta leggere i tanti commenti che hanno invaso giornali e social per restarne colpiti. Nonostante qualche appunto sul finale della vicenda, i giudizi sono per la maggior parte positivi ed entusiasti. Il tema dell’ingiustizia richiama una circostanza molto attuale anche nel nostro tempo, dove purtroppo molte persone innocenti sono costrette a subire sopraffazioni , violenze e cattiverie di ogni tipo. La rabbia che ne consegue può sfociare in gesti violenti e aggressivi oppure può essere soffocata dentro l’anima causando frustrazioni e malesseri interiori.
Eppure il messaggio più importante del Conte di Montecristo è che il primo a pagare è sempre il vendicatore , anche perché la vendetta , oltre che colpire altri esseri innocenti, può spegnere la sua capacità di amare e vivere serenamente la vita. Non c’è gioia nel male che si fa, specie quando questo avvelena e intossica la mente. Il finale scelto dagli autori è certamente coerente con questa profonda verità, perché il desiderio di vendetta è come una malattia che può essere curata e guarita soltanto con il recupero totale della propria capacità di donare e ricevere amore.



