I sette vizi capitali: l’Avarizia
di Maria Rosa Cottone
Continua il nostro viaggio nell’approfondimento dei 7 vizi capitali con L’Avarizia.
Scrive San Paolo in 1Timoteo 6,10 “Infatti l’amore del denaro è la radice di tutti i mali; (philargyria) presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti”. Il denaro non è il vero problema, lo è invece l’amore per esso quando diventa idolo e adorazione e prende il posto di Dio. Nella parabola del giovane ricco vi è la conferma di quanto un ricco difficilmente possa seguire Cristo, perché al suo posto mette i propri beni. Egli dice a Gesù di aver seguito fin da piccolo i precetti di Dio, ma al momento in cui Gesù gli chiede di vendere i propri beni e donare tutto ai poveri, il giovane ha un ripensamento e rinuncia a seguire Cristo pur di non rinunciare ai benefici della sua ricchezza (Mt.19, 16/22).
L’avarizia non è da confondersi con l’avidità; l’avido infatti, è colui che tende ad accrescere i propri possedimenti, la propria ricchezza e la usa per il soddisfacimento dei propri sfizi; mentre l’avaro è colui che tende alla conservazione maniacale, della propria ricchezza, in modo ossessivo e spropositato e fa di questa ricchezza lo scopo della sua vita, sino al punto di privarsi del necessario. Ecco che, in questo caso subentra il “vizio”, l’avaro pensa che accumulare ricchezze lo scamperà da ogni pericolo, lo farà sentire al riparo da ogni avversità, non avrà bisogno dei suoi simili e neanche di Dio: pensa di essere lui Dio; eppure Gesù è chiaro “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni” (Lc. 12-15)
L’Avarizia è condizione dell’anima

L’avarizia diviene una condizione dell’anima, riveste un aspetto di spiritualità nell’adorazione del suo dio “denaro”, la ricchezza diviene una forma di idolatria per cui l’avaro diventa onnipotente. “Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma, perché dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore”.(Lc. 12,33-34)
Chiediamoci nel segreto della nostra coscienza: dov’è il nostro tesoro… abbiamo accumulato beni effimeri o abbiamo accumulato tesori di speranze, tesori di persone, tesori di generosità senza nulla volere in cambio, abbiamo colmato la nostra vita con i doni del Suo amore? Allora il nostro tesoro è nel Suo cuore.
Anche in letteratura il tema dell’avarizia viene affrontato frequentemente; l’avaro è presente nella mitologia con la leggenda di Creso, in Plauto con Euclione; come non pensare all’auri sacra fames dell’Eneide, nell’allegoria della lupa dantesca, nel mercante di Venezia di Shakespeare, nell’Arpagone di Molière, al personaggio di Mazzarò nella novella di Verga il quale grida in punto di morte “roba mia vienitene con me”.
Nei fumetti è il famoso Paperon dei Paperoni la cui storia è figlia del celebre Scrooge, anche se Dickens in “Canto di Natale”, nello svolgimento del romanzo, fa rinsavire il ricco finanziere mostrandogli la grettezza della sua vita in solitudine, Dickens ha voluto dare una svolta morale e tramettere il messaggio che essere buoni e generosi non è mai uno spreco di tempo e che si può cambiare.
Nella tradizione rabbinica viene detto che “la Terra Santa è segnata da due laghi. Il lago di Tiberiade riceve e dona acqua verso il Giordano. Il secondo invece riceve e accumula e nulla dà, ed è chiamato Mar Morto”.
Nella sacra scrittura chi di noi non ha letto la storia dei patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe, essi godevano della benevolenza di Dio ed erano ricchi in oro, argento, bestiame, territori… da qui comprendiamo quanto Dio non condanni la ricchezza, essa è benedizione di Dio. Il Nuovo Testamento mette in luce la ragione per cui questa benedizione si trasforma in maledizione: il voler possedere sempre più per sé stessi ignorando i bisogni del prossimo, altera il senso di gratuità che abbiamo ricevuto da Dio, questo dono proveniente dall’alterità divina deve essere condiviso nell’alterità umana.
L’ Avarizia come follia
Scrive San Giovanni Maria Vianney, conosciuto come Santo curato d’Ars: “L’avidità è una sorta di follia”. Peggio, è una forma di idolatria. Attraverso il profeta Isaia Dio ha chiesto: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?” (Isaia 55,2). L’etimologia della parola “soddisfare” è significativa: satis e facere. Essere soddisfatti vuol dire essere riempiti. Le nostre anime immateriali sono fatte per le infinite realtà della Verità, della Bontà e della Bellezza. Non importa quanto infiliamo nel portafogli, in bocca, in casa o quanto assomigliamo a un bambino piccolo che grida “ALTRI!”, il mondo non può soddisfarci. Il mondo intero non è abbastanza per noi. Tutto il creato non è sufficiente per noi. Siamo stati creati per un tesoro incommensurabile e infinito, che è Dio stesso. Agiamo di conseguenza prima che sia troppo tardi!
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