19/04/2026
Dal valore dell’incontro nasce : Ci vediamo allora del tè.
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Dal valore dell’incontro nasce : Ci vediamo allora del tè.

Feb 16, 2026

Biancamaria Folino, milanese è laureata in Lettere Moderne. Dopo vent’anni di attività giornalistica ha intrapreso un nuovo percorso formandosi come operatrice shiatsu, ambito in cui oggi lavora accanto alla scrittura. Poeta e narratrice, ha pubblicato su diverse riviste letterarie e collaborato con case editrici come Pulcino Elefante, Stampa Alternativa e Placebook Publishing. Tra le sue opere figurano raccolte poetiche, saggi, romanzi e una trilogia di haiku. Ha partecipato a più edizioni di Milano BookCity e nel 2024 ha ricevuto il riconoscimento “Segni di Pace” della città di Assisi. Dirige il magazine Kukaos.

Il suo nuovo romanzo, Ci vediamo allora del tè, nasce da una domanda che attraversa ogni esistenza: che cosa resta dell’amicizia quando il tempo passa e la vita ci cambia? André e Marcello, i protagonisti, si ritrovano a Parigi dopo vent’anni. Un tempo studiavano insieme, discutevano di filosofia, si interrogavano sul senso dell’esistenza. Poi le loro strade si sono separate, come spesso accade. L’incontro nella capitale francese diventa così un’occasione per misurare la distanza tra ciò che erano e ciò che sono diventati, per capire se un legame può sopravvivere alle trasformazioni, alle scelte, alle rinunce. Attorno a loro si muovono personaggi che incarnano le molte sfumature dell’amicizia: quella che consola, quella che ferisce, quella che resiste, quella che cambia forma. Perché si può essere amici in modi molto diversi, e ogni relazione porta con sé un riflesso della nostra identità.

Il libro affonda le radici in un’esperienza reale: quindici anni fa, un contatto Facebook dell’autrice, Gianluca Gallesi a cui il romanzo è dedicato pubblicava ogni giorno i “pensieri del tè”, brevi spunti filosofici che diventavano occasione di confronto. Da quel gioco intellettuale nacque l’idea del romanzo. Gallesi, nel frattempo, ha intrapreso un’altra strada, mentre Folino ha ripreso in mano il progetto lo scorso anno, lo ha rielaborato e portato a compimento con il suo consenso. Il dialogo tra André e Marcello riflette proprio quello spirito di scambio: «L’uomo è in primo luogo ciò che si slancia verso un avvenire e ciò che ha coscienza di progettarsi verso l’avvenire», cita Marcello, evocando Sartre. Da qui si apre una discussione sull’autodeterminazione, sui limiti e sulle possibilità dell’essere umano, su quel filo invisibile che spesso condiziona le nostre scelte. André ribatte con la forza di chi crede nella libertà radicale, nell’imprevedibilità dell’esistenza. Il loro confronto diventa un modo per interrogarsi non solo sull’amicizia, ma sulla condizione umana.

Ci vediamo allora del tè è un romanzo che invita a guardare l’amicizia come un organismo vivo, mutevole, capace di trasformarsi senza perdere la sua essenza. Le relazioni cambiano, si assottigliano, si interrompono o si ricompongono. Eppure, quando due persone si ritrovano dopo anni, ciò che davvero conta non è il tempo trascorso, ma la capacità di riconoscersi ancora. L’amicizia autentica non è fatta di presenza costante, ma di risonanza: quella vibrazione sottile che permette a due individui di parlarsi senza maschere, di condividere dubbi e fragilità, di accettare che la vita li abbia cambiati. Il tè che André e Marcello sorseggiano non è solo un pretesto narrativo: è un rito, un tempo sospeso in cui si torna a essere se stessi. E forse è proprio questo il messaggio più profondo del libro: l’amicizia è uno dei pochi luoghi in cui possiamo permetterci di essere veri, anche quando tutto il resto ci chiede di essere altro.

E voi che ne pensate? Pensiamoci bevendo un tè.