02/06/2026
LE INIZIATIVE PER IL 2026 DEI MUSEI COMUNALI D’ARTE DI ASCONA
News

LE INIZIATIVE PER IL 2026 DEI MUSEI COMUNALI D’ARTE DI ASCONA

Feb 10, 2026

Dopo il successo dell’antologica dedicata a Joana Vasconcelos, la nuova stagione dell’istituzione ticinese regalerà al pubblico numerose novità. A partire dall’installazione dell’ascensore che abbatterà le barriere architettoniche del Museo Comunale d’Arte Moderna, alle nuove iniziative didattiche e alla ricca proposta espositiva.

Il programma espositivo si aprirà al Museo Castello San Materno che, dal 26 aprile al 23 agosto 2026, ospiterà la mostra Nostalgia del sud – Artisti tedeschi in Italia 1865-1915.

Dopo il grande successo di pubblico e di critica riscosso dall’antologica di Joana Vasconcelos, che ha caratterizzato la stagione da poco conclusa, il 2026 dei Musei Comunali d’Arte di Ascona (Svizzera) si presenta con un programma ricco di novità e molte sorprese.

Il nuovo ascensore del Museo Comunale di Ascona.

La prima riguarda la chiusura temporanea del Museo Comunale d’Arte Moderna, una decisione maturata dall’esigenza di svolgere lavori di ammodernamento che porteranno la principale sede espositiva della città a dotarsi di un ascensore che garantisca lo spostamento sui tre livelli dell’edificio di origine tardo quattrocentesca.

L’obiettivo è quello di abbattere le barriere architettoniche e assicurare la libera e autonoma fruizione alle persone con ridotta mobilità, o genitori con passeggino, categorie finora limitate o addirittura impossibilitate a visitare il museo.

In linea con la filosofia del museo asconese che, fin dalla sua nascita nel 1922, si è distinto come la “casa degli artisti”, il progetto ha previsto di affidare a Ferruccio Ascari la creazione di un’installazione che donasse all’ascensore una valenza artistica oltre che funzionale. La nuova opera darà un valore aggiunto all’intera collezione site-specific del Museo che già conserva lavori di Niele Toroni, Mario Merz e dello stesso Ascari.

Il programma didattico

La storia recente dei Musei Comunali di Ascona si è distinta per un’attenzione particolare all’aspetto didattico, concretizzatosi in una sempre maggiore organizzazione di laboratori, incontri, iniziative speciali, che approfondissero i temi delle esposizioni temporanee o particolari aspetti della collezione permanente.

Come propedeutica all’inaugurazione dell’ascensore, il Museo di Ascona propone un progetto artistico, ideato dal Museo in erba, rivolto agli alunni delle scuole primarie della città, che focalizza l’attenzione sulle tematiche dell’inclusione e della condivisione, attraverso attività capaci di sensibilizzare e stimolare la riflessione.

L’attività ruota attorno al lavoro di Johanna Goodman e al collage, il suo mezzo espressivo più caratteristico. Nelle sue opere, l’artista statunitense affronta tematiche che spaziano dal contesto ambientale a quello sociale, utilizzando un linguaggio ironico e giocoso. I suoi lavori sono popolati da monumentali personaggi immaginari, costruiti con corpi di ghiaccio e di fuoco o composti da persone messaggere di comunicati politici e civili.

I bambini potranno utilizzare immagini tratte da riviste, volantini e manifesti raffiguranti ascensori, parti di ascensori, diversi modelli di ascensori, ingranaggi che, attraverso la tecnica del collage diventeranno il corpo di un personaggio immaginario, concepito come portatore di un messaggio.

Le mostre

Dopo la seconda tranche della mostra di Pascal Murer, al Museo Castello San Materno, dal 5 marzo al 12 aprile 2026, che presenta una trentina di opere, tra sculture, incisioni, frottage e disegni, di uno degli artisti più significativi del territorio, a fianco della videoinstallazione di Simon Noël Murer, la stagione espositiva dei Musei Comunali d’Arte di Ascona prende avvio il prossimo 26 aprile 2026.

Sarà lo stesso Museo Castello San Materno ad accogliere l’esposizione Nostalgia del sud – Artisti tedeschi in Italia 1865-1915 che, fino al 23 agosto, propone 40 opere, tra disegni, dipinti e sculture, di artisti germanofoni che hanno vissuto e lavorato in Italia tra il 1865 e il 1915. La rassegna documenta quanto, nel XIX secolo, l’Italia fosse considerata una mèta ambita dagli artisti di tutta Europa, affascinati dai suoi tesori artistici unici, risalenti dall’antichità al barocco, dai suoi paesaggi variegati e dalla sua incomparabile luce mediterranea. La vita semplice e genuina della popolazione latina rappresentava per essi una valida alternativa all’industrializzazione e alle tensioni politiche che caratterizzavano il mondo a nord delle Alpi.

Mentre Otto Greiner, Adolf Hirémy-Hirschl o Sigmund Lipinsky reinterpretano soggetti e ideali classici, Oswald Achenbach e Ludwig Passini si dedicano all’amenità di paesaggi e città, da Venezia a Roma fino a Napoli.

Anche brevi soggiorni lasciano tracce evidenti nelle opere di alcuni autori: quelle di Anton von Werner, Adolph von Menzel o August Gaul testimoniano infatti il loro intramontabile entusiasmo per il Bel Paese.

I lavori, provenienti da una collezione privata tedesca, esposti per la prima volta al pubblico, documentano la molteplicità di stili e temi di questa generazione di artisti e raccontano di un’epoca ricca di cambiamenti, in cui le tradizioni accademiche incontrarono nuove modalità espressive, e restituiscono ancora oggi la ricerca di una bellezza senza tempo.

Conclusi i lavori d’installazione del nuovo ascensore, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona ospiterà, dal 31 maggio al 6 settembre 2026, la personale dell’artista ticinese Luisa Figini, figura poliedrica che, fin dagli anni ottanta, guarda all’arte contemporanea e assorbe tendenze e linguaggi espressivi multimediali, che rielabora in una poetica personale ma di particolare rilievo nella ricerca artistica della sua generazione.

La rassegna, curata da Carla Burani e Paola Tedeschi-Pellanda, copre quarant’anni di carriera di Luisa Figini, dal 1985 al 2025, dalle prime esperienze con la ceramica alle installazioni realizzate con materiali naturali e sintetici, per arrivare a lavori ibridi in cui la proiezione d’immagini in movimento si mescola alla pittura e al disegno.

In estate inoltrata, dal 5 settembre al 20 dicembre 2026, al Museo Castello San Materno si terrà la mostra Charlotte Bara. Legami di famiglia tra Ascona, Willingen e Worpswede. L’esposizione curata da Michela Zucconi-Poncini e Andrej Seuss, nasce da un progetto di ricerca, svolto sul Fondo Charlotte Bara che dal 2008, grazie alla generosa donazione di Eliane e Nelly Bachrach, riunisce un numero importante di fotografie, disegni, dipinti, lettere e oggetti personali della loro zia, la danzatrice espressionista Charlotte Bara.

La mostra, oltre che presentare alcuni temi trattati nella ricerca che raccontano le dinamiche di questa famiglia e il loro percorso di vita nei primi decenni del XX secolo, in un contesto sociale, politico e culturale in evoluzione, intende valorizzare il Fondo Charlotte Bara, formulando una sorta di “dialogo tra storia e arte”. All’interno del percorso, si troverà una ventina di opere (tra dipinti, disegni e grafiche), di Carl Weidemeyer, Heinrich Vogeler, Paula Modersohn-Becker, Henri Lempereur, Christian Rohlfs e Any Pohl, affiancate da una serie di documenti cartacei e audio, e fotografie d’epoca.

A Dorothy Bohm (1924-2023), fotografa britannica di origine tedesca, è dedicata la mostra in programma al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, dal 20 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. La retrospettiva, curata da Mara Folini e Monica Bohm-Duchen, ripercorre attraverso una selezione di 60 opere, le fasi principali della carriera di Dorothy Bohm, dai ritratti in studio, alle foto in bianco e nero “neorealiste” en plein air, a quelle “artistiche” a colori, sia in formato analogico che polaroid.

Nota per i suoi ritratti, le fotografie di strada, la precoce adozione del colore e le immagini di Londra, di Parigi, di Lisbona, ma anche di Ascona dove soggiorna per la prima volta nel 1947 e dove, grazie al confronto stimolante con l’ambiente degli artisti antifascisti che qui vivevano, trova la via per distaccarsi dalla più tradizionale ritrattistica in chiaro-scuro e dedicarsi alla street photography, rigorosamente in bianco e nero. Le sue immagini poetiche e profondamente umane colgono momenti di vita autentici e dialogano con Henri Cartier-Bresson, orientando il suo sguardo sulla quotidianità e sul cambiamento sociale, con particolare attenzione al mondo femminile. Nel 1971 è tra le fondatrici della Photographers’ Gallery di Londra, dove rimane direttrice associata fino al 1986. Dagli anni Ottanta si dedica alla fotografia artistica a colori. Le sue opere – spesso incentrate su dettagli di muri urbani, riflessi e manifesti – dialogano con l’arte astratta e le neoavanguardie. Parallelamente, la polaroid le permette di fissare l’istante e conservare “quel qualcosa di speciale, magico”.