23/08/2026
Massimiliano Reggiani interpreta l’universo di SuperMario: le visioni grafiche di Mario Di Miceli tra Art Brut e teatro dell’anima
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Massimiliano Reggiani interpreta l’universo di SuperMario: le visioni grafiche di Mario Di Miceli tra Art Brut e teatro dell’anima

Gen 29, 2026

Tra malinconia e libertà del segno, Mario Di Miceli, raffinato grafico palermitano noto come SuperMario ,costruisce un mondo popolato di attori-simbolo e figure sospese. Il critico Massimiliano Reggiani ne guida la lettura, attraversando linee nervose e poesia visiva, in un viaggio che unisce arte contemporanea, memoria e scena teatrale.

Mario Di Miceli è un cittadino attento, scrupoloso, riservato e amante del teatro a cui partecipa
attivamente nella “Compagnia Instabile” di Palermo, la sua città. Come artista, invece, è SuperMario: un
grafico raffinatissimo, dalla linea nervosa ma ordinata, vulcanico e inquadrato, libero di struggersi in linee e personaggi densi di malinconia. I personaggi o forse gli attori, i soggetti, i protagonisti, i simboli, l’eroe
qualunque; sono tutte declinazioni che possiamo leggere e trovare scorrendo le infinite tavole, i fogli e i
cartoncini sui cui scorre instancabile la sua penna, il pennarello, il Rotring Rapidograph.
SuperMario ha fatto propria, naturalmente, l’intuizione di Jean Dubuffet – che nel 1945 teorizzò la “Art
Brut”
di guardare ben oltre la tradizione accademica scoprendo un mondo potenzialmente infinito di
narrazioni figurative personali. Lo hanno fatto molti grandi del novecento, rimanendo nella scelta
consapevole del linguaggio visivo. L’Art Brut rappresentò invece un serbatoio di idee, un soffio di libertà:
Dubuffet e SuperMario ripetono questo sogno di poter volare, senza appartenere all’universo ristretto della patologia.


L’arte di SuperMario ha tratti caratteristici, straordinari ed è una novità che andrebbe apprezzata come
profondamente significativa nell’arte contemporanea. Tre sono i caratteri salienti: l’allontanamento
volontario da qualsiasi canone ideale, l’intuizione di una fisiologica bellezza intesa come equilibrio
percettivo, l’acuta riflessione sociologica che sostiene il suo ragionare per figure.
Non è sicuramente intuizione di SuperMario parlare un linguaggio corrente, che – tradotto in arte –
significa applicare le regole codificate di un sistema storico di rappresentazione. Nelle sue opere grafiche
troviamo scorci, sovrapposizioni, sfondamenti dello spazio bianco che ricordano gli antichi codici miniati,
contorni segnati in cui fa eco l’arte orafa degli antichi popoli delle steppe euroasiatiche. Sono evidenti i
profili dei corpi nella resa vivida, ancorché innaturale, dell’arte della Mesoamerica precolombiana
. C’è
sicuramente la rivoluzione cubista ma anche la presenza del flash back cinematografico, della memoria
ricorrente, del pensiero tormentoso che diventa linea. È una sorta di lingua franca, che raccoglie le migliori soluzioni tecniche per la rappresentazione elaborate dall’umanità negli ultimi millenni e le armonizza in una nuova realtà potenzialmente atemporale.


SuperMario crea mentalmente e forse già vede con gli occhi della propria sensibilità presenza, passato e
possibile futuro dei soggetti che si manifestano comparendo sul candore del foglio bianco. Questa
comprensione intuitiva si trasforma in segno complesso senza mai perdere di vista l’equilibrio e l’armonia
della composizione. Simile ad un canto polifonico, il grande contenitore della sua linea grafica cerca di
mantenere al proprio interno gli svolgimenti tematici
e – come un sogno od una visione estatica – lascia
galleggiare l’intera narrazione che diventa poesia, scena teatrale, performance e dialogo fra attori. Sono
opere chiuse in sé stesse come forma generale ma assolutamente trasparenti come protei ipogei, larve
acquatiche, come lastre di radiografie o meduse marine. Una grande complessità racchiusa in un semplice e meraviglioso sguardo.

Infine, per non inquadrare SuperMario come artista perduto in un mondo immaginario, dobbiamo
osservare attentamente i personaggi:
fiori ridotti a funzioni ovulari, bocche urlanti di una società alienata, persone che vivono senza identità, braccia rapaci, gambe moltiplicate indicatori di velocità, individui che manifestano nella pluralità di teste la compresenza e la contrapposizione di idee e di ideali, di identità non ancora compiute, di una società incerta i cui capisaldi malvisti sono i ritmi della natura e quelli adorati gli antichi simboli di mille divinità.
Mario Di Miceli racconta con immagini il mondo di oggi, la sua Palermo caotica e affaccendata, sogni
speranze illusioni e una virile voglia d’amore. Disegna, attraverso il suo alter ego SuperMario, solo per
comunicare e questa naturalezza è un incanto, è una forma d’arte che le parole – anche quelle più belle –
sanno solo sfiorare.

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