18/04/2026
“Anna Dukic. La farfalla che voleva volare con le aquile”
Interviste

“Anna Dukic. La farfalla che voleva volare con le aquile”

Set 5, 2025

L’Articolo è a cura di Ilaria Solazzo

A Bassano del Grappa l’anteprima nazionale della mostra dedicata a una fotografa dimenticata

L’ articolo è a cura di Ilaria Solazzo

BASSANO DEL GRAPPA – Dal 6 settembre al 5 ottobre 2025 a Palazzo Bonaguro, nell’ambito di Bassano Fotografia. Dal 2026 in tour in Puglia.

Una figura luminosa, coraggiosa e controcorrente, a lungo ignorata dalla storiografia ufficiale della fotografia italiana, torna finalmente alla luce. Con l’anteprima nazionale della mostra “Anna Dukic. La farfalla che voleva volare con le aquile”, si inaugura un omaggio monografico atteso e necessario alla fotografa Anna Dukic (Bari, 1947 – Schiavon, 2021). L’esposizione, ospitata fino al 5 ottobre presso Palazzo Bonaguro, è parte del programma di Bassano Fotografia 2025 ed è curata dal giornalista Vincenzo De Leonardis, che ne ha ricostruito con passione la storia e l’eredità artistica.

Uno sguardo al femminile in un mondo maschile

Anna Dukic ha saputo portare, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, una voce personale e sensibile nel panorama fotografico italiano, in un’epoca ancora dominata da una cultura visiva prevalentemente maschile. Il cuore della mostra è composto da 23 ritratti femminili in bianco e nero, realizzati in studio nel 1969 e oggi visibili al pubblico grazie alla digitalizzazione dei negativi originali a cura di Roberto Palermo, fotografo delle Gallerie degli Uffizi.

Questi scatti, dalla composizione essenziale, restituiscono tutta la forza interiore delle donne ritratte e la capacità della fotografa di abbattere ogni distanza con i soggetti. Accanto ai ritratti, il percorso espositivo include materiali d’archivio inediti: fotografie, cataloghi, documenti, libri e strumenti di lavoro che ripercorrono i momenti chiave della vita di Dukic, vissuta tra il Veneto e la Puglia.

Tra cronaca, arte e camera oscura

La carriera di Anna Dukic, seppur breve, è stata intensa e poliedrica. Oltre ai ritratti in studio, la fotografa documentò eventi drammatici che hanno segnato la storia d’Italia, come l’alluvione di Valstagna del 1966 e l’esplosione del reparto P2T della Montedison a Brindisi nel 1977, in cui persero la vita tre operai e oltre cento persone rimasero ferite.

La passione per la fotografia le fu trasmessa dal padre Giovanni Dukic (Pola, 1920 – Bassano del Grappa, 1992), fotografo di bordo della Regia Marina e fotoreporter di grande esperienza. Fu lui a introdurla da bambina ai segreti della camera oscura nello studio di Bitonto, e poi a Bassano del Grappa, dove le insegnò il valore della pazienza, dell’osservazione e del rispetto per il soggetto.

Nel 1973 Anna aprì il suo primo studio fotografico a Brindisi, dove visse fino al 1980. Collaborò con case editrici come Rizzoli, riviste specialistiche, strutture sanitarie – in particolare l’ospedale di Mesagne – e artisti come la scultrice Marianne Hastianatte. Trascorse anche un periodo formativo a Milano, lavorando presso lo studio Altimani e svolgendo un praticantato alla Zenith Press di via Monviso.

Una scoperta fortuita, una storia da raccontare

La riscoperta dell’opera di Anna Dukic si deve al curatore Vincenzo De Leonardis, che racconta:

«Ho conosciuto la storia di Anna per caso, grazie alla mia passione per le fotocamere analogiche. Nell’estate 2021, a un mercatino di Mesagne, ho acquistato una cinepresa Bolex 625 XL con la sua targhetta personalizzata. Da lì è partita una lunga e non semplice ricerca, che mi ha permesso di riportare alla luce la figura di una fotografa sensibile, originale e segnata da vicende personali anche dolorose. In questo percorso ho scoperto collaborazioni importanti e una coerenza rara nella sua visione del mondo».

Le radici culturali: l’esempio della nonna Maria Conte

Tra le figure che hanno lasciato un’impronta profonda nella vita di Anna, c’è anche la nonna materna, Maria Conte (Cerignola, 1882 – Novara, 1977): scrittrice, studiosa delle tradizioni popolari e prima donna di Cerignola a laurearsi con lode e doppia menzione d’onore. Fu allieva di Luigi Pirandello, che la spinse a incentrare la tesi sulle tradizioni della sua terra. Una figura modernissima, che ha trasmesso ad Anna un modello di indipendenza e passione culturale che ritroviamo nella sua sensibilità artistica.

Una mostra che continua a viaggiare: l’eredità di Anna Dukic tra memoria e territorio

La scelta di aprire la mostra proprio a Bassano del Grappa ha un forte valore simbolico. Questa città fu centrale nella vita e nella formazione della fotografa: qui il padre Giovanni fondò i primi circoli fotografici cittadini, e qui Anna apprese fin da bambina l’arte del vedere e del raccontare.

Il progetto espositivo è nato anche grazie alla generosa collaborazione dei familiari – Barbara e Davide Kofol, insieme al marito Ferruccio Kofol – che hanno condiviso con il curatore materiali d’archivio, strumenti di lavoro, lettere e ricordi rimasti custoditi per oltre quarant’anni. Un gesto di apertura che permette oggi di riscoprire non solo un’artista dimenticata, ma una donna capace di raccontare, attraverso l’obiettivo, le trasformazioni della società italiana.

Dopo l’anteprima veneta, la mostra proseguirà il suo viaggio in Puglia a partire dal 2026, toccando Bari, Brindisi, Bitonto, Cerignola, Mesagne e Polignano a Mare. Un itinerario pensato per restituire ad Anna Dukic il posto che le spetta nella memoria collettiva, intrecciando la sua eredità artistica con i luoghi che ne hanno nutrito l’identità.

INTERVISTA

“Anna era una pioniera silenziosa. La sua fotografia parlava prima di lei”


Colloquio con Vincenzo De Leonardis, curatore della mostra dedicata alla fotografa Anna Dukic

  • Vincenzo, come nasce l’idea di questa mostra su Anna Dukic?


Nasce da un colpo di fortuna e da una lunga passione. Nell’estate del 2021, durante un mercatino dell’antiquariato a Mesagne, ho acquistato per caso una cinepresa Super 8 con una targhetta incisa: “Anna Dukic – Brindisi 1979”. Da lì è cominciata una vera e propria indagine, durata mesi, per capire chi fosse quella donna. E quello che ho scoperto mi ha lasciato senza parole.

  • Cosa l’ha colpita così tanto?


La qualità del suo sguardo. Anna fotografava con una consapevolezza rara, in un tempo in cui lo spazio per una fotografa donna era davvero limitato. I suoi ritratti femminili del 1969, oggi esposti a Bassano, sono straordinari: essenziali, potenti, intimi. E poi mi ha colpito la sua storia personale: una vita tra il Sud e il Nord, piena di passione, cadute, scelte coraggiose. Una pioniera silenziosa, direi.

  • Com’è stato il lavoro di ricerca? Immagino non semplice…


Affatto. Inizialmente non trovavo quasi nulla. Ma grazie alla targhetta sulla cinepresa ho avuto i primi indizi. Poi ho contattato la famiglia, che ha accolto il progetto con grande generosità. I figli, Barbara e Davide, e il marito Ferruccio hanno aperto gli archivi di casa: negativi, lettere, attrezzature, fotografie mai viste. È stato un viaggio emozionante, a volte commovente.

  • Che tipo di fotografa era Anna Dukic?


Una donna libera, con uno stile netto, quasi minimalista. In studio era essenziale, senza fronzoli: voleva arrivare al cuore delle persone. Ma non era solo una ritrattista. Ha documentato eventi drammatici, come l’alluvione del Brenta nel ’66 o l’esplosione della Montedison a Brindisi nel ’77. E ha lavorato anche nel mondo editoriale, artistico, medico… una fotografa a tutto tondo.

  • Il titolo della mostra – “La farfalla che voleva volare con le aquile” – è molto evocativo. Da dove arriva?


È una frase che ho sentito raccontare da chi la conosceva. Rende bene la sua condizione: fragile all’apparenza, ma determinata a superare i limiti imposti dal tempo, dal genere, dal contesto. Voleva volare alto, e lo ha fatto, anche se in silenzio. Era una farfalla con ambizioni da aquila.

  • Dopo l’anteprima a Bassano, la mostra andrà in tour. Quali tappe sono previste?


Dal 2026 la mostra si sposterà in Puglia, toccando le città chiave della sua vita: Bari, Brindisi, Bitonto, Cerignola, Mesagne, Polignano a Mare. Ogni tappa sarà l’occasione per raccontare un frammento del suo percorso, intrecciando fotografia, memoria e territorio.

Cosa spera che resti al pubblico dopo aver visitato la mostra?


Vorrei che uscissero con una domanda: “Perché non l’abbiamo conosciuta prima?”. E magari con il desiderio di guardare alle donne della fotografia – e della cultura in generale – con occhi nuovi, più attenti. Anna Dukic non chiedeva riconoscimenti, chiedeva solo di essere vista. Questa mostra è, finalmente, il nostro sguardo su di lei.


Grazie, Vincenzo, per averci raccontato tutto questo.

Grazie voi. È una storia che meritava di essere raccontata.

La riscoperta di Anna Dukic non è solo un atto di giustizia storica, ma un invito a riconsiderare con occhi nuovi il contributo di tante figure dimenticate, in particolare donne, che hanno saputo osservare, documentare e interpretare il mondo attraverso la fotografia in epoche in cui farlo era tutt’altro che semplice.
La sua opera, oggi finalmente riportata alla luce, ci parla con sorprendente attualità: di coraggio, di sguardo, di umanità. In un tempo che spesso consuma le immagini senza ascoltarne la voce, la fotografia di Anna Dukic ci invita a rallentare, a guardare davvero.
E forse, proprio come lei, a credere che anche una farfalla, con ostinazione e bellezza, possa volare accanto alle aquile.

Informazioni Mostra

Titolo: Anna Dukic. La farfalla che voleva volare con le aquile

Luogo: Palazzo Bonaguro, Bassano del Grappa

Date: 6 settembre – 5 ottobre 2025

Evento: Anteprima nazionale – Bassano Fotografia 2025

Curatore: Vincenzo De Leonardis

Scansioni e digitalizzazioni: Roberto Palermo

In collaborazione con: Barbara, Davide e Ferruccio Kofol

Contatti: annadukicproject@gmail.com | +39 349 4620917