18/04/2026
Corpi rubati, immagini violate: quando il digitale diventa violenza
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Corpi rubati, immagini violate: quando il digitale diventa violenza

Set 2, 2025

Il sito Phica.net , attivo per quasi vent’anni, ha rappresentato una delle più gravi violazioni della dignità femminile nel panorama digitale italiano. Nato come forum di condivisione, si è trasformato nel tempo in una piattaforma dove venivano pubblicate immagini di donne  spesso scattate in contesti pubblici o privati  senza alcun consenso, accompagnate da commenti sessisti, volgari e degradanti. In alcuni casi, le immagini venivano modificate digitalmente per renderle sessualmente esplicite, sfruttando tecnologie di intelligenza artificiale.

Influencer, politiche e semplici cittadine hanno scoperto di essere state ritratte e oggettificate, e per ottenere la rimozione del proprio profilo, alcune hanno denunciato richieste di pagamento fino a 145 euro, configurando un vero e proprio ricatto.

Dal punto di vista giuridico, le condotte del sito violano numerose norme italiane. L’articolo 10 del Codice Civile tutela il diritto all’immagine e alla reputazione, mentre l’articolo 167 del Codice della Privacy punisce il trattamento illecito di dati personali, inclusi quelli biometrici e fotografici. Ancora più grave è la possibile violazione dell’articolo 612-ter del Codice Penale, che dal 2019 punisce la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, anche se modificati digitalmente. La legge n. 71/2017 sul cyberbullismo offre ulteriori strumenti di tutela, prevedendo la possibilità di rimozione dei contenuti e l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali.

Ma oltre alla dimensione legale, il caso Phica.net solleva una questione morale profonda. La pubblicazione non consensuale di immagini femminili, accompagnata da commenti degradanti, è una forma di oggettificazione che priva le donne della loro soggettività e le riduce a meri oggetti di desiderio. Si tratta di una violenza simbolica che agisce sul piano sociale e psicologico, alimentando una cultura digitale tossica e patriarcale. La responsabilità non ricade solo sui gestori del sito, ma anche su chi ha contribuito attivamente alla sua diffusione e su chi ha scelto di ignorare il problema.

La reazione pubblica è stata forte e trasversale. Politiche come Alessandra Moretti e Alessia Morani hanno denunciato pubblicamente la violazione della loro immagine, mentre la presidente Rai Simona Agnes ha espresso solidarietà alle vittime e ha invocato una mobilitazione istituzionale contro la violenza digitale. Diverse procure italiane, tra cui quella di Roma, hanno avviato indagini per identificare i responsabili e perseguire penalmente le condotte illecite.

La chiusura di Phica.net rappresenta un punto di svolta, ma anche un monito: la dignità non è negoziabile, e il rispetto non può essere sacrificato sull’altare della viralità. La rete deve essere uno spazio di libertà, non di sopraffazione. Solo attraverso una cultura del rispetto, sostenuta da leggi efficaci e da una vigilanza attiva, si potrà costruire un ambiente digitale davvero inclusivo e sicuro.Epoca Culturale nel suo piccolo vuole esprimere solidarietà  a tutte le donne senza distinzione. Le notizie sono state raccolte su siti ufficiali.