Custodi dell’invisibile: tra la denuncia di Schifano e la cura di Schelfi
Articolo a cura di Gigi Vinci
Cari lettori,
al Centro d’Arte Raffaello di Palermo va in mostra il terzo appuntamento di “Custodi dell’invisibile”, il progetto espositivo che mette in dialogo artisti contemporanei con protagonisti della grande arte italiana del Novecento. In questa occasione le opere di Dario Schelfi si confrontano con le grafiche di Mario Schifano, protagonista della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo insieme a Franco Angeli, Tano Festa e Mimmo Rotella.

Mettere un giovane artista a confronto con un maestro è sempre una sfida. Lo sguardo del pubblico tende naturalmente a soffermarsi sull’artista storico, quello conosciuto attraverso i libri, i musei e le grandi collezioni. Eppure la storia dell’arte è fatta proprio di questi confronti. I grandi maestri del Rinascimento guardarono a Masaccio come a un punto di riferimento, raccogliendone insegnamenti e intuizioni. Ancora oggi il dialogo con chi ha preceduto rappresenta una tappa fondamentale nella costruzione di una ricerca artistica.



La Pop Art italiana di Mario Schifano è molto diversa da quella americana di Andy Warhol. Non è il trionfo del consumismo, ma una riflessione sulle sue contraddizioni. Nelle sue opere emerge il caos della contemporaneità, il disagio sociale ed esistenziale di una società che corre veloce senza sempre sapere dove andare.
Dario Schelfi, come sottolinea il curatore Tanino Bonifacio, percorre invece una strada complementare. Se Schifano si fa megafono del caos umano e sociale, Schelfi trasforma il dolore e il vissuto quotidiano in un’esplosione di vita. La sua pittura diventa un rifugio, uno strumento per comprendere ed elaborare la sofferenza. Abbandona i canoni accademici e gli strumenti tradizionali per privilegiare il contatto diretto con la materia, utilizzando le mani e oggetti comuni per dare vita a forme e colori astratti.
In fondo, il dialogo tra i due artisti potrebbe essere riassunto in una semplice immagine: Schifano mostra la ferita, Schelfi prova a rimarginarla. Da una parte la denuncia delle inquietudini del presente, dall’altra la ricerca di una possibile riconciliazione.
L’iniziativa, patrocinata anche dall’Associazione Settimane delle Culture, conferma la vitalità del panorama artistico cittadino. Ad accogliere i numerosi ospiti intervenuti all’inaugurazione è stata la gallerista Sabrina Di Gesaro, erede di una tradizione familiare che da anni rappresenta un punto di riferimento per il mondo dell’arte a Palermo. Presenti artisti, collezionisti e appassionati. A rappresentare le istituzioni cittadine era il neoassessore comunale alla Cultura Antonio Rini.

La mostra offre anche uno spunto di riflessione sul ruolo che oggi svolgono gallerie e musei. Sempre più spesso le inaugurazioni diventano momenti di incontro e partecipazione culturale. Viene allora da chiedersi se formule simili non possano essere sperimentate anche nei musei, mettendo in dialogo giovani artisti e collezioni permanenti per avvicinare un pubblico sempre più distante da questi luoghi.
Forse è una delle strade possibili. Perché se le gallerie vengono ormai vissute quasi come musei, i musei potrebbero imparare qualcosa dalla capacità delle gallerie di creare coinvolgimento e partecipazione.
Cari lettori, questa è soltanto una riflessione. Ma l’arte, in fondo, serve anche a questo a guardare il presente da una prospettiva diversa e a immaginare nuove possibilità.
Vostro,
Gigi Vinci



