02/06/2026
La pittrice, la regina e la principessa. Tre donne che smentiscono un luogo comune della storia
Le Carnet Mondain Rubriche

La pittrice, la regina e la principessa. Tre donne che smentiscono un luogo comune della storia

Giu 1, 2026

Articolo a cura di Gigi Vinci

Cari lettori, a Palazzo Abatellis non dialogano soltanto due ritratti.

Dialogano tre forme di potere femminile.

Da una parte vi è Isabella di Valois, figlia di Caterina de’ Medici e regina della più potente monarchia del XVI secolo, ritratta da Sofonisba Anguissola. Dall’altra un volto femminile la cui identità continua a essere discussa dagli studiosi e che per lungo tempo è stato associato a Dorotea Barresi Santapau, una delle più straordinarie protagoniste della storia siciliana.

La mostra nasce da un confronto artistico.

Ma finisce per raccontare qualcosa di molto più importante.

Racconta la storia di tre donne che esercitarono il potere in modi differenti e che obbligano a mettere in discussione uno dei più diffusi luoghi comuni sul passato: quello secondo cui le donne sarebbero state sempre e soltanto figure marginali della storia.

Le eccezioni esistono in ogni epoca.

Ma qui non siamo davanti a semplici eccezioni.

Siamo davanti a donne che seppero collocarsi nel cuore stesso dei meccanismi che producevano cultura, politica e potere.

Sofonisba Anguissola non fu importante perché donna.

Fu importante perché cambiò il modo di concepire il ritratto.

Prima di lei il ritratto era soprattutto rappresentazione del rango.

Con lei diventa rappresentazione dell’individuo.

La sua rivoluzione consiste nella spontaneità.

Non cerca la posa.

Cerca il momento.

Non cerca la dignità ufficiale.

Cerca la verità umana.

Nelle sue opere compare qualcosa che la pittura rinascimentale aveva raramente osato mostrare: l’imprevisto.

Un sorriso.

Una smorfia.

Una reazione.

Un’emozione.

Il celebre Fanciullo morso da un gambero è forse l’esempio più straordinario di questa ricerca. Il dolore improvviso del bambino interrompe ogni formalità e trasforma l’immagine in un racconto psicologico. Non è difficile comprendere perché molti studiosi abbiano visto in quell’opera una delle premesse culturali del Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio. Cambiano i linguaggi, cambia il secolo, cambia la sensibilità, ma resta identica la ricerca della verità colta nell’istante.

Sofonisba apre una strada che altri percorreranno.

Persino Van Dyck, uno dei più grandi ritrattisti europei, nutriva una profonda ammirazione per lei.

Quando nel 1624 giunse a Palermo per ritrarre il viceré Emanuele Filiberto di Savoia, volle incontrare l’anziana pittrice.

La trovò ultranovantenne, quasi cieca.

Eppure ancora capace di insegnare.

Mentre la ritraeva, fu lei a consigliarlo sull’uso della luce, spiegandogli come evitare che le ombre accentuassero eccessivamente i segni dell’età.

La scena possiede un valore simbolico straordinario.

La fondatrice della grande ritrattistica psicologica europea consegna idealmente il testimone a uno dei massimi pittori del Seicento.

Accanto a Sofonisba emerge Isabella di Valois.

Figlia di Caterina de’ Medici, erede della raffinata cultura politica francese, divenne regina di Spagna nel momento in cui il suo matrimonio con Filippo II sanciva uno degli accordi diplomatici più importanti del secolo.

Dietro quel volto elegante non vi era soltanto una regina.

Vi era un tassello fondamentale dell’equilibrio europeo.

Le grandi monarchie non si costruivano soltanto con gli eserciti.

Si costruivano anche attraverso le donne.

Isabella ne fu una delle protagoniste più significative.

Ma la figura che più sorprende il visitatore siciliano è forse quella di Dorotea Barresi Santapau.

Se Sofonisba conquistò il potere attraverso il talento e Isabella attraverso la dinastia, Dorotea lo conquistò attraverso la politica.

Fu principessa di Pietraperzia.

Fu viceregina di Napoli.

Frequentò la corte spagnola.

Sedette nel Parlamento siciliano nel braccio militare, luogo tradizionalmente riservato ai grandi feudatari dell’isola.

Non era una presenza decorativa.

Era una protagonista.

Comprese come pochi altri il funzionamento della monarchia asburgica e costruì una rete di alleanze che avrebbe cambiato il destino della propria famiglia.

L’unione tra suo figlio Fabrizio Branciforte e Giovanna d’Austria, figlia di don Giovanni d’Austria, vincitore di Lepanto, non fu un semplice matrimonio aristocratico.

Fu un’operazione politica di altissimo livello.

Dorotea aveva capito che il potere non consiste soltanto nel possedere terre.

Consiste nel costruire relazioni.

Ed è forse questo il motivo per cui la sua figura continua a esercitare fascino ancora oggi.

La mostra di Palazzo Abatellis, in fondo, racconta una verità che la storiografia conosce bene ma che il dibattito pubblico spesso dimentica.

Le donne del passato non furono tutte regine.

Non furono tutte artiste.

Non furono tutte protagoniste.

Ma alcune di loro esercitarono un’influenza enorme.

E quando ciò accadde, la esercitarono ai massimi livelli.

Sofonisba cambiò la storia del ritratto.

Isabella partecipò agli equilibri della politica europea.

Dorotea intervenne nei meccanismi del potere mediterraneo.

Tre donne.

Tre percorsi.

Un’unica lezione.

La storia non è mai stata soltanto maschile e la mondanita’ non e’ mai stata la fiera dell’effimero, ma un intreccio di fondamentali relazioni. Vostro Gigi Vinci.