IL NEOREALISMO TRA LETTERATURA, CINEMA, ARTE PITTORICA
Articolo di Lydia Salmeri
Il Neorealismo, sorto tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta, come sappiamo, non fu un movimento organizzato, quanto piuttosto un clima culturale basato su un forte impegno di trasformazione della società e dei suoi valori dopo la crisi del fascismo e delle guerre; esso si proponeva di realizzare un mondo più umano e più giusto. Il forte impegno civile in senso democratico che animò tale movimento, portò i letterati a ricercare un linguaggio semplice e popolare che giungesse direttamente alle masse più emarginate alle quali era necessario comunicare esperienze e fatti reali in modo diretto e senza artificiosità. Si afferma altresì una nuova idea della funzione dell’intellettuale “ impegnato” che cerca di proporre soluzioni ai problemi dell’uomo e della società come la povertà dei contadini, la guerra, le persecuzioni politiche e razziali, per arrivare alla Resistenza. Punto di riferimento del Neorealismo, furono Elio Vittorini e Cesare Pavese nelle cui opere tuttavia è presente una componente simbolica e lirica che rende complessa la collocazione di questi scrittori all’ interno della corrente. Dal momento che desideriamo concentrarci su un altro autore del Neorealismo come Pier Paolo Pasolini, eviteremo di parlare di altri scrittori pur interessanti del movimento, alcuni dei quali anche se partono dalla realtà storica e sociale ne forniscono tuttavia spesso, una rappresentazione più complessa e volta a trasmettere messaggi di valore universale.
Altri scrittori come Anna Maria Ortese e Pier Paolo Pasolini, sebbene siano rimasti legati alla tradizione neo-realistica, presentano anch’ essi delle novità. In particolare in Pasolini (Bologna, 1922- Ostia 1975) la denuncia sociale assume un carattere lirico ed elegiaco che approda spesso ad un vero e proprio sentimentalismo. Nello scrittore inoltre diventa prevalente l’ interesse per i problemi di natura linguistica che il Neorealismo non era riuscito ad affrontare. Ne ll Pasticciaccio di Emilio Gadda , pubblicato nel 1957, viene riproposto il problema dell’ uso del dialetto nella narrativa moderna proprio nel momento in cui i dialetti tendevano a entrare in crisi. E’ interessante osservare che Pasolini più che affrontare i grandi temi sociali e politici della storia contemporanea, si allontana da questi temi preferendo affrontare problematiche legate alle grandi città come Roma e concentrando l’attenzione su strati sociali di emarginazione dove vivono i ragazzi dei quartieri periferici delle città, ovvero su personaggi esclusi dalla realtà per età e per condizione sociale. Il suo primo romanzo, Ragazzi di vita, vede protagonisti giovani sottoproletari che trascorrono una vita priva di ideali e di prospettive di integrazione sociale. Essi vanno alla ricerca di qualcosa da fare in una periferia squallida e degradata nella quale tuttavia si intravede una purezza originaria. Vera protagonista del romanzo , dunque, è la periferia desolata di Roma. La storia si caratterizza per la presenza di Riccetto, un ragazzo reso aspro dalla solitudine e dalla povertà, il quale vagabonda in compagnia di altri giovani emarginati in cerca di cibo e di un’occupazione qualsiasi, spesso disonesta. Viene pertanto condannato a tre anni di carcere per il furto di formaggi al mercato. Alduccio è l’ amico di Riccetto che vivendo anch’ egli una situazione familiare di degrado, cerca di accoltellare la madre. Il romanzo si conclude drammaticamente con la morte del giovane Genesio che annega nel fiume Aniene durante una gita in barca con i due fratellini più piccoli. Il ragazzo, trasportato dalla corrente, scompare senza un grido come se accettasse fatalmente il suodestino di annientamento e di morte.

Tra gli anni sessanta esettanta, Pasolini girò dodici lungometraggi oltre a documentari e a cortometraggi inseriti in film a episodi. Esordì come regista in Accattone del 1961, un film che rientra nei canoni del Neorealismo. Il protagonista del film è Vittorio, soprannominato Accattone che è un ragazzo di borgata che viene mantenuto da una prostituta. Egli tenterà invano di cambiare vita ma andrà incontro a un tragico destino. Seguirà dell’ autore, un film fortemente espressionistico come Il Vangelo secondo Matteo che rivela le inquietitudini religiose dello scrittore e Uccellacci e Uccellini dove sono presenti riflessioni filosofiche in chiave marxista da parte di un vecchio corvo che si rivolge ad un padre e un figlio esponendo le sue teorie. E’ presente in questa favola allegorica la rappresentazione della crisi dell’ ideologia marxista e della distanza tra intellettuali e il popolo. Un campo in cui il Neorealismo ebbe modo di esprimersi fortemente fu proprio quello del cinema. In esso l’interesse per la realtà sociale e la vita delle classi più disagiate, comincia infatti ad affiorare già a partire daglii anni Quaranta del Novecento quando la rivista “Cinema” raccoglie intorno a sè alcuni importanti intellettuasli che esprimono il loro distacco dal fascismo ( Antonio Pietrangeli, Luchino Visconti, Mario Alicata).

I registi del cinema italiano cominciano a porre la loro attenzione sulla realtà, prendendo come modello i narratori naturalisti e veristi di fine Ottocento. Le classi popolari che erano state ignorate del tutto in epoca fascista, ora diventano protagoniste della nuova produzione. Con Il postino suona sempre due volte, di Visconti, ( 1942), si suole fare iniziare la stagione del Neorealismo nel cinema. Tra la fine della guerra e l’ inizio degli anni Cinquanta, ricordiamo: Roma città aperta, Paisà, Germania anno zero di Roberto Rossellini, Ladri di bicicletta di Vittorio De Sica, La terra trema di Luchino Visconti ispirato a I Malavoglia di Giovanni Verga. Il cinema neorealista volge la sua attenzione al mondo del proletariato urbano e rurale e alle lotte ideologiche e sociali del tempo come la lotta antifascista, la guerra, la Resistenza.

Le vicende sono spesso ambientate nei quartieri più poveri e degradati delle periferie urbane per cui i personaggi dei film neorealisti utilizzano sovente il dialetto romano che è comprensibile a tutti. La nuova visione della realtà si fa strada anche all’ internodelle opere dei pittori come La discussione di Renato Gutttuso, dove emerge la polemica politica e sociale. Le opere di Guttuso tuttavia venivano spesso criticate per il loro realismo crudo come affiora nel dipinto La Crocifissione del 1940 in cui l’artista esprimeva gli orrori della guerra e raffigurava Cristo come simbolo della sofferenza umana. In altri dipinti di Guttuso, traspare il tema sociale attraverso la rappresentazione dello sfruttamento e delle triste condizione dei fanciulli all’interno delle miniere di zolfo della Sicilia come appare nel dipinto La zolfara. In tale soggetto i paesaggi e le persone vengono ritratte attraverso una luce calda e forte in cui i personaggi sembrano aver perso insieme al colore naturale della pelle la gioia di vivere. Anche nelle opere di Carlo Levi, scrittore e pittore torinese del Neorealismo, ( 1902-1957) è presente un forte impegno sociale e ideologico che lo portò ad opporsi con forza al fascismo.
Oltre a quella per la letteratura, Levi coltivò la passione anche per la pittura e l’ arte in cui è presente il suo interesse per la realtà. Nei suoi dipinti egli rappresenta il paesaggio e il mondo contadino lucano ritratti durante gli anni del confino che rivelano la sua passione civile. Si tratta di paesaggi rurali e urbani che finiscono con il coincidere con il suo percorso umano ed esistenziale. I ritratti sono abbastanza frequenti nella produzione pittorica dell’artista torinese. Si tratta di dipinti realizzati non solo in ambito familiare, ma anche in quello culturale e politico. Un tema frequente nelle opere di Levi è quello dei Nudi che passa attraverso richiami biblici e mitologici fino ad arrivare anche al mondo erotico e alla riflessione sulla vita e sulla morte. La vicinanza alle problematiche del popolo e le battaglie civili sono presenti anche in quella corrente culturale del Neo Neorealismo già presente all’ inizio degli anni Novanta del Novecento dove viene ripresa la questione sociale già affrontata dagli autori del Neorealismo. Tale tema è presente nel film Aclà a Floristella, del regista Aurelio Grimaldi del 1992. Anche qui è presente l’ aspetto legato allo sfruttamento minorile trattato dagli autori del Neorealismo. Protagonista è il giovane Aclà, appartenente a una famiglia poverissima, che deve sopportare ogni tipo di fatica e di vessazioni lavorando in miniera. Nel film compare il triste fenomeno del “soccorso morto”, per cui il picconiere da cui dipendono i giovanissimi lavoratori, dà 500 lire alla famiglia per ottenere il lavoro di Aclà in modo incondizionato. Nel caso in cui fosse fuggito, la famiglia aveva l’ obbligo di restituire la somma ricevuta. Stremato dalle durissime condizioni di lavoro all’ interno della cava, Aclà tenta di fuggire ma viene scoperto e riportato indietro, sicchè è costretto a riprendere il suo pesante lavoro in miniera.



