La verità nei sogni del popolo siciliano nel romanzo di Vito La Marca
I Consigliati di Milena Bonvissuto
Nel cuore della Palermo ottocentesca, tra vicoli carichi di tensione e speranze soffocate, si snoda la vicenda narrata in “La storia non finisce qui, Giuseppe Caldara, u’ tabaccaru“. Un romanzo che non si limita a raccontare, ma restituisce voce e dignità a una città e a un popolo spesso dimenticati dalla Storia ufficiale. Giuseppe Caldara, tabaccaio e uomo del popolo, diventa il filo conduttore di un racconto corale, dove la quotidianità si intreccia con la tragedia, e la memoria si fa resistenza.
La Tabaccheria Caldara, più che un semplice esercizio commerciale, si trasforma in un osservatorio privilegiato: un crocevia di sguardi, parole sussurrate, notizie che si propagano come fumo nell’aria. È lì che si incrociano le vite di uomini e donne comuni, protagonisti silenziosi di una stagione di lotta e di speranza. Le giornate del 27 e 28 gennaio 1850, segnate da una brutale repressione borbonica, emergono dal romanzo con forza documentaria e tensione narrativa, riportando alla luce un episodio troppo spesso relegato ai margini della memoria collettiva.
L’autore, nato a Palermo nel 1970 e con un solido percorso professionale nel campo dell’innovazione digitale, si avvicina alla scrittura con la passione di chi cerca le proprie radici nei documenti, negli archivi, nella memoria orale. Non è uno scrittore per mestiere, ma per necessità di non dimenticare. La sua voce è quella di chi ha scelto di raccontare la storia dal basso, di dare spazio a chi ha pagato con la vita il sogno di una Sicilia libera, giusta, consapevole della propria identità.
E oggi con gli ultimi avvenimenti questo romanzo ci urla di non abbatterci e che abbiamo vissuto tempeste ancora più violente.
Il romanzo è anche un atto d’amore verso la propria terra, un invito a riscoprire modelli di ispirazione autentici, lontani dalle narrazioni stereotipate della contemporaneità. È un’opera che parla ai giovani e ai meno giovani, che invita a riflettere sul valore della memoria e sull’urgenza di custodirla. Perché, come suggerisce il titolo, la storia non finisce mai davvero: continua a vivere nei racconti, nei gesti, nelle scelte di chi decide di non dimenticare.
E forse è proprio questo il pensiero più forte che emerge dalla lettura: che ogni epoca ha i suoi tabaccari, i suoi testimoni silenziosi, i suoi narratori di verità scomode. E che sta a noi, oggi, ascoltarli. Come scriveva Leonardo Sciascia, «La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni». Ed è nei sogni di libertà, giustizia e dignità del popolo siciliano che questo romanzo trova la sua verità più profonda.
I siciliani siamo memoria la stessa che rendono forti gli alberi di ulivo e fanno fiore le zagare.
L’AUTORE
Vito La Marca è nato a Palermo il 13 ottobre 1970. La sua carriera si è sviluppata nel settore delle telecomunicazioni e dell’innovazione digitale. Oggi è esperto del Dipartimento per la trasformazione Digitale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Appassionato di storia e cultura siciliana, eredità trasmessagli dal padre, coltiva da sempre l’amore per le proprie radici. Con il suo romanzo racconta il glorioso passato della sua Sicilia ispirandosi a uomini e donne che hanno lottato per la libertà, la dignità e la giustizia.
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