18/04/2026
Il Simposio sotto accusa
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Il Simposio sotto accusa

Gen 28, 2026

“E Amore non è né povero né ricco, e d’altra parte sta in mezzo fra la sapienza e l’ignoranza.” 

Chi ha studiato i classici riconosce subito questa frase: è Platone, ed è tratta dal Simposio, uno dei dialoghi più luminosi e profondi sull’amore mai scritti. Composto intorno al 380 a.C., racconta una cena avvenuta nel 416 a.C. a casa del tragediografo Agatone, durante la quale filosofi e intellettuali ateniesi siconfrontano sulla natura di Eros.

Oggi, nel 2026, quest’opera ha circa 2400 anni. Eppure, nonostante la sua antichità e il suo valore universale, è tornata al centro del dibattito pubblico per un motivo sorprendente: in Texas, da gennaio 2026, il Simposio è finito sotto censura, giudicato “immorale” e rimosso da corsi universitari perché contiene riferimenti a identità di genere, relazioni omosessuali e riflessioni sulla mascolinità.

Diversi docenti del Texas A&M University System hanno denunciato che parti del dialogo sono state vietate in base a nuove politiche che limitano contenuti legati a genere e orientamento sessuale .

Secondo vari commentatori statunitensi, questa ondata di restrizioni culturali si inserisce in un clima politico più ampio. Alcuni analisti sostengono che le politiche educative promosse dall’amministrazione Trump abbiano incoraggiato un approccio più rigido verso temi considerati “sensibili”, spingendo istituzioni e stati conservatori a rivedere programmi accademici e materiali ritenuti non allineati ai valori tradizionali.

In questa lettura, il Simposio sarebbe diventato un bersaglio non per il suo contenuto filosofico, ma per la sua apertura a forme di amore e identità che oggi vengono percepite da alcuni settori politici come ideologicamente problematiche. Non si tratta di un divieto federale, ma di un clima culturale che  secondo chi critica queste politiche  riflette una visione restrittiva del dibattito accademico e della libertà di insegnamento.

La reazione europea non si è fatta attendere.

Molti studiosi, giornalisti e istituzioni culturali del continente hanno espresso indignazione di fronte alla censura di un testo fondativo del pensiero occidentale. Per diversi osservatori europei, colpire Platone significa colpire le radici stesse della filosofia, della letteratura e della libertà intellettuale. L’idea che un dialogo antico, studiato da secoli, possa essere considerato “pericoloso” o “immorale” appare come un segnale inquietante di regressione culturale. In Italia, Francia, Grecia e Germania si sono moltiplicati gli interventi che denunciano il rischio di un ritorno a forme di controllo ideologico incompatibili con la tradizione umanistica europea.

Il paradosso è evidente: un’opera che celebra la ricerca della verità, la complessità dell’amore e la tensione verso il sapere viene oggi contestata proprio per ciò che l’ha resa immortale. E mentre in Texas si discute se sia opportuno leggerla, in Europa cresce la convinzione che difendere Platone significhi difendere la libertà stessa del pensiero.

Prima volevano coprire le nostre statue e ora  censurare la filosofia anche questo è abuso.