24/08/2026
“Amore e morte” nelle novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio
Rubriche Sentieri tra Logos e Parole

“Amore e morte” nelle novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio

Dic 30, 2025

Articolo di Lydia Salmeri

L’opera e l’attività letteraria di Giovanni Boccaccio si inserisce pienamente nella mentalità preumanistica laddove si cerca di trovare una sintesi tra il mondo medievale legato alla trascendenza e a Dio e la nuova visione più laica e terrena della vita. Nella sua opera, infatti, il Boccaccio ritrae l’intera società, la vita quotidiana e la psicologia dei personaggi in modo molto realistico. Nel descrivere la società italiana del Trecento, nel Decameron l’autore ruota intorno a temi come l’amore, l’ingegno e la fortuna che l’uomo con le sue qualità e l’intelligenza riesce a dominare.

All’ interno di questi temi, quello dominante è l’amore considerato come la forza principale della natura alla quale nessun uomo può sottrarsi qualunque sia la sua condizione sociale. Esso, tuttavia, non è presentato soltanto come se fosse un impulso carnale ma viene visto anche come sentimento nobile e puro. La novità presente nel Decameron è infatti nella volontà dell’autore di voler cogliere ogni più piccola sfaccettatura dell’ amore partendo dalla componente erotica e istintiva fino ad arrivare a quella ideale della tradizione cortese e stilnovistica. In questa visione preumanistica del mondo, risalta la modernità del Boccaccio per la funzione e l’importanza che egli attribuisce alle donne rendendole protagoniste e destinatarie della sua opera all’ interno della quale esse vengono considerate come vere e proprie “muse” della sua arte. L’ idea dell’amore come desiderio innato nell’ uomo, porta talora Boccaccio a rappresentarlo sotto forma di amore tragico nell’ ambiente cortese come avviene nella novella di Tancredi e Ghismunda in cui è presente questo aspetto. In tale novella si narra di Ghismunda, figlia di Tancredi, principe di Salerno, la quale si innamora di Guiscardo, un giovane e umile valletto che frequenta la corte. Egli ricambia l’amore di Ghismunda, ma quando il padre viene a conoscenza della loro relazione amorosa, accecato dalla gelosia, fa uccidere Guiscardo e invia il suo cuore in una coppa a Ghismunda, la quale , disperata, si suicida bevendo un veleno dalla coppa stessa. Appare evidente che i tre personaggi sono completamente travolti dalla forza dell’amore.

Il conflitto tra il padre e la figlia, scaturito dalla scelta di un amante nobile di cuore ma non di sangue, porta pertanto ad un finale tragico. Nella vicenda, tuttavia, emerge tutta la dignità e la forza di Ghismunda che ribadisce le ragioni del proprio amore con una perfetta logica argomentativa. L’ amore come sentimento puro e dedizione totale, è presente nella novella di Federico degli Alberighi. Vi si narra la storia di Federico degli Alberighi appartenente ad una delle più antiche famiglie nobiliari di Firenze. Egli si innamora di Giovanna e per conquistarne l’amore, dilapida il suo patrimonio in feste e regali secondo il codice cortese della liberalità basato soprattutto sul disprezzo del denaro. Divenuto in seguito poverissimo, Federico si ritira in campagna con il suo magnifico falcone da caccia, unico ricordo della vita passata. Giovanna che all’inizio ignora l’amore del cavaliere e i tentativi da lui fatti per essere ricambiato nel suo amore, alla fine cede alla forza  impetuosa del suo sentimento e lo sposa. Federico incarna invero la figura del perfetto cavaliere che si è venuta a delineare lungo i secoli che vanno dal X al XIII secolo. Decisamente moderna è la conclusione della storia, perchè egli dopo aver sposato la donna amata, acquisisce la capacità tipicamente borghese di amministrare il suo patrimonio e di ricoprire il ruolo del buon pater familias. Un sentimento e un amore nati in ambiente borghese sono presenti altresì nella novella di Lisabetta da Messina.

Anche qui il Boccaccio parla di un altro amore irrealizzabile e destinato a concludersi in modo tragico. Su uno sfondo macabro e grottesco, nella novella è narrata la Storia di Lisabetta che vive insieme ai suoi tre fratelli, i quali sono dediti a ricchi commerci. La giovane si innamora di Lorenzo che appartiene ad un umile ceto sociale. Tutta la vicenda si complica a causa della mentalità ristretta dei fratelli che non vogliono accondiscendere alla loro storia d’ amore. Essi, pertanto, uccidono il ragazzo e ne sotterrano il corpo. Dopo essere riuscita a disseppellire il cadavere di Lorenzo, Lisabetta nasconde la sua testa dentro un vaso di basilico su cui piange e si dispera tutti i giorni. Accortisi di ciò, i fratelli riescono a far sparire il vaso. La ragazza, ammalatasi in seguito alla sottrazione della pianta, si lascia morire per la disperazione. Come nella novella di Guiscardo e Ghismunda, siamo di fronte a un amore “impossibile” perché si tratta di una forza a cui non è possibile sottrarsi. Diversa, tuttavia, è l’ambientazione sociale dei protagonisti in quanto non siamo più all’interno delle corti ma piuttosto in un ambito borghese e popolare quasi a voler ribadire l’idea che la passione e la tragedia non investono soltanto i ceti aristocratici ma possono travolgere anche gli strati più bassi della società.

L’ amore come eros e semplice pulsione naturale del corpo, lo si ritrova nella novella del Decameron: Il prete di Varlungo e monna Belcolore. Il racconto si impernia intorno al motivo erotico che in questa novella si lega a quello della beffa. La storia che vi è narrata si riferisce ad un prete “gagliardo” come dice Boccaccio il quale si invaghisce di una contadina, monna Belcolore, moglie di Bentivegna del Mazzo. Per poterla sedurre, il prete fa a lei piccoli doni come verdure e usa stratagemmi per farla cedere. Egli, pertanto, dopo un primo incontro avuto con la donna , manda un chierichetto per ridare il mortaio e farsi restituire il mantello che le aveva dato come pegno. In seguito, il prete e Fra donne, demoni e papere. Motivi narrativi e trame testuali a confronto nella storia di Barlaam e Iosafas, nel Novellino e nel Decameron, in “Medioevo letterario d’ Italia si incontrano di nuovo e la donna accetta di andare con lui dietro la richiesta di una piccola somma di denaro. Non mancano nella novella battute volgari e allusive che si tramutano in un registro linguistico basso; questo, tuttavia, non deve meravigliarci perché il fine dell’ autore è di presentare una panoramica dell’ amore in tutte le sue tonalità, da quelle più delicate della tradizione cortese e stilnovistica a quelle più forti di quella popolare. Le diverse sfumature dell’amore rappresentate nel Decameron creano invero una lingua molto originale dove le scelte lessicali e sintattiche portano allo stile tragico di alcune novelle come quelle di cui abbiamo parlato o a quello comico di novelle come il prete e monna Belcolore dove la lingua si avvicina molto al parlato e spesso anche al dialetto. Per difendersi dalle accuse di leggerezza mosse alla sua opera, Boccaccio racconta una breve novella, la “Novella delle papere” che egli tuttavia lasciò incompiuta e senza un finale definito forse per non rompere l’equilibrio delle cento novelle aggiungendone un’altra.

Anche qui si affronta il tema dell’amore come forza naturale e irresistibile. Nel racconto si parla di un uomo che dopo la morte della moglie cresce il figlio in solitudine orientandolo esclusivamente verso la religione e tenendolo lontano dal mondo. Dopo aver visitato Firenze, il giovane rimane affascinato dalle donne e non vorrebbe allontanarsene. Il padre deve pertanto constatare che a nulla è valso avere nascosto per tanto tempo al figlio la realtà esterna e la potenza d’ amore che prima o poi prorompe in tutti, soprattutto nei più giovani. La novella descritta è stata oggetto di interessanti e proficue ricerche da parte della prof.ssa Giovanna Frosini la quale dopo accurate indagini di natura filologica, comparando testi di varie epoche e tradizioni culturali diverse, da quelle provenienti dall’ antico Oriente a quelle derivate dall’ Occidente, ha cercato di rintracciare i modelli ai quali far risalire la novella boccacciana delle Papere di cui abbiamo parlato. La Frosini individua due testi fondamentali a cui far riferimento per rintracciare gli antecedenti della novella. I due testi a cui far capo sono: ilLibro dei sette savi e il Barlaam. Quest’ ultimo ha origini in India ed è basato sulle leggende di Siddharta Gautama. Tali leggende diedero vita in epoca medievale alla leggenda cristiana di Baarlam e Iosafat che rappresenta un riadattamento europeo della vita del Buddha. Quest’ ultimo approdò in Occidente grazie ad una versione latina dell’ XI secolo. Nel saggio della studiosa viene messa altresì in evidenza la presenza nei due testi sopra menzionati “di una struttura portante, di un racconto dominante, di una “cornice” insomma…….all’interno della quale si dispongono in vario modo storie, novelle o apologhi”. (1)

Nel Barlaam la trama ruota intorno alla conversione del giovane principe Iosafat che si converte grazie al vecchio eremita Barlaam. Il giovane, tuttavia, viene ostacolato fortemente dal padre, il re Avemur. Tra i vari apologhi presenti, l’ultimo narra del giovane principe che non ha mai visto le donne (evidente è il rimando alla novella delle Papere del Decameron). Passando in rassegna le varie versioni giunte fino a noi del Barlaam e Iosafat, la Frosini ipotizza che molti elementi di natura strutturale e tematica sono confluiti prima nel Novellino e poi nel Decameron. In tutti i testi esaminati emerge infatti sempre l’idea dell’amore come forza insopprimibile legata alla natura dell’uomo. Come dice la letterata nel saggio testè citato. “Mi sembra, in conclusione, che si possa disporre di qualche elemento per ipotizzare una precisa relazione del Decameron con i testi del Barlaam, e più specificatamente, con le redazioni latine, anche compendiate ( Lat. SH, LA) e con la tradizione italiana rappresentata dal ms. Ricc.1422, che anzi per un elemento particolare risulterebbe la più direttamente chiamata in causa. E a questo punto si dovrà mettere l’accento sul fatto che questo volgarizzamento è di origine pisana e di circolazione toscana, è quello dalla più forte ( e per tanti aspetti efficacissima) caratterizzazione dialogica e narrativa, ed è, secondo una mia ipotesi di ricerca, probabilmente legato all’ ambiente domenicano…..”.(2)

(1) Giovanna Frosini: Fra donne, demoni e papere. Motivi narrativi e trame testuali a confronto nella storia di Barlaam e Iosafas, nel Novellino e nel Decameron, in “Medioevo letterario d’ Italia”, 3 (2006) [ma:2007]), pp.9-36.

 (2) Ibidem