21/04/2026
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Quando  nella realtà  vive la violenza, la surrealtà abbraccia il commissario Ricciardi in un canto di morte

Nov 26, 2025

Articolo di Angela Di Salvo

Martedi 24 novembre 2025 su Rai 1 è andata in onda l’ultima puntata della fortunata serie televisiva arrivata già alla terza stagione “Il commissario Ricciardi”, con il personaggio Luigi Alfredo Ricciardi, protagonista dei romanzi nati dalla penna  dello scrittore Maurizio Di Giovanni che ha curato anche la sceneggiatura. Il finale ad alta tensione ha  registrato il 22,2% di  share (circa 3 milioni e 723 mila spettatori), confermandosi come il programma più visto della serata  e che ha colpito l’affezionatissimo pubblico il quale ha inondato i social di commenti e di giudizi positivi sulla serie, nonostante il finale tragico sia stato molto sofferto e struggente.

Straordinari e perfettamente calati nei personaggi, si sono rivelati gli attori della serie,primo fra tutti Lino Guanciale, di certo uno dei migliori attori italiani del momento, e poi Maria Vera Ratti, Serena Iansiti, Antonio Milo, Enrico Ianniello,Nunzia Schiano, VeronicaD’Elia.

 La vicenda è ambientata nella Napoli degli anni trenta del XX secolo in pieno regime fascista. A seguito di  una vita segnata dal “fatto”, che lo ha condannato a percepire le parole dei defunti per morte violenta, Ricciardi,  dopo aver sposato la donna che ama Enrica a cui ha confidato il suo segreto, deve affrontare la morte della moglie a causa di una emorragia  causata dal parto con cui ha dato alla luce la loro figlia Marta.

Dotato di un grande intuito e di una forte determinazione, nel corso della sua vita precedente, questo dono ereditato dalla madre, la baronessa Marta , gli è tornato utile nello svolgimento delle indagini, ma lo ha anche portato a chiudersi  in se stesso e a mostrarsi piuttosto introverso, spesso taciturno  e tendente alla solitudine, finendo persino con il privarsi  di una vera e propria vita affettiva. Nonostante ciò, è dotato di una profonda sensibilità e notevole empatia, con le quali riesce a guadagnarsi la fiducia, la stima ed il rispetto di chi lo incontra e conosce.

 Proprio a causa della sua maledizione, sono pochissimi gli affetti di Ricciardi: Raffaele Maione (brigadiere al quale è legato sin da quando questi perse il primogenito Luca, poliziotto come lui), Bruno Modo ( medico anatomopatologo apertamente antifascista), Enrica Colombo (una giovane maestra che abita nel palazzo di fronte, e della quale è innamorato e ricambiato), Rosa Vaglio (l’anziana governante che si occupa di lui fin dalla più tenera età, e che dopo la morte di Marta ne è diventata la madre affettiva) e, dopo la scomparsa di quest’ultima, sua nipote Nelide.

Le probabilità che ci sia una nuova stagione di Ricciardi sono alte, dato che ci sono altri libri di Maurizio de Giovanni con il Commissario protagonista.

Sappiamo che negli altri romanzi Ricciardi si trova a vivere la guerra e a subire le leggi raziali fasciste, dato che i suoi suoceri hanno origini ebraiche e dunque anche sua figlia è in pericolo.

De Giovanni ha spiegato in un’intervista a Famiglia Cristiana che le vicende di Ricciardi dovevano concludersi con il 12esimo volume, Il pianto dell’alba, quello appunto  che ha dato il titolo alla puntata di ieri sera. “Ma quando nell’estate 2022 sono finito in terapia intensiva, colpito da un infarto, ricoverato d’urgenza, senza contatti con l’esterno, son rimasto a lungo solo con i miei pensieri, cioè con i miei personaggi e Ricciardi, il mio primo, quello cui sono più legato, è venuto a trovarmi e mi ha raccontato nuove storie. Gli ho promesso che, se fossi uscito di lì con le mie gambe, gli avrei dato di nuovo voce”. E così è stato.

Quindi Ricciardi tornerà a vivere sul piccolo schermo e continuerà a vedere gli spettri di coloro che hanno avuto una fine violenta a causa di omicidi e suicidi, trasmettendo agli spettatori altre emozioni e sorprese.

Riflettendo sul successo della serie, viene da chiedersi come mai questo personaggio abbia catturato in modo così straordinario l’attenzione del pubblico,pur mostrandosi come un anti-eroe, un uomo fragile e chiuso in sé, costretto respirare e assorbire il dolore di quelle persone che hanno dovuto andare incontro a una fine atroce. Sicuramente il contesto storico del fascismo ha fatto da ottima cornice alle vicende, ma di certo  il contatto fra vita e morte, la possibilità che esista un legame fra vivi e morti e che qualcuno possa avere delle percezioni particolari, costituiscono degli elementi narrativi di indiscutibile fascino perché sanno di mistero e di trascendenza.

Il fatto che Ricciardi abbia visto il fantasma della moglie Enrica che con dolcezza gli ha sussurrato “Non dimenticarti di noi”, nonostante lei non sia stata uccisa ma sia deceduta per morte naturale, vuole forse anticipare una possibile evoluzione di questa dote/maledizione avuta in eredità, ma suggerisce il fatto che l’amore vince sulla violenza e sul dolore.

Vedremo che succederà nella prossima stagione.