24/08/2026
Rubriche Sentieri tra Logos e Parole

Platone primo vero “ scrittore di filosofia”: il reporter di Socrate

Ott 27, 2025

Articolo a cura di Vittorio Salmeri

La maggior parte delle notizie su Platone ci sono giunte dallo storico greco Diogene Laerzio.

Platone nacque ad Atene nel 427 da genitori aristocratici: il padre Aristone vantava di essere discendente dd Codro, ultimo leggendario re di Atene, la madre Perictione era discendente del famoso legislatore Solone. Il padre gli aveva imposto il nome del nonno, Aristocle, ma il maestro di ginnastica pensò di cambiargli il nome in quello di Platone, per la sua fronte spaziosa.

Secondo la leggenda, appena nato, le api deposero il miele sulla sua bocca.

Si dedicò alla poesia ma, a vent’anni, dopo aver conosciuto Socrate, bruciò i versi e si dedicò alla filosofia; la notte, precedente l’incontro, Socrate sognò un cigno bianco che andava verso di lui.

Dopo la morte di Socrate, si mise a viaggiare. Visitò l’Egitto, Cirene, la Magna Grecia, e venne anche a Siracusa dove tentò di realizzare il suo ideale politico, ma senza fortuna.

Nel 387 aprì ad Atene la sua scuola ,l’Accademia..

Leggiamo nella Vita di Mario di Plutarco che nel 347, quando era vicino alla morte, ringraziò il suo genio, e lo ringraziò per tre motivi: per essere nato uomo e non animale irragionevole, per essere nato greco e non barbaro, per essere nato ai tempi di Socrate.

Raffaello, nel suo dipinto “ La Scuola di Atene” lo dipinse vicino ad Aristotele, mentre addita il cielo, e Goethe commenta:”La sua filosofia è un continuo dispiccarsi dalla terra, un continuo salire al cielo, un iride di colori, una nuvoletta che vela la terra che si allontana”.

Platone ci ha lasciato 36 scritti: 34 dialoghi, l’Apologia e le Lettere.

Dialoghi sono, ciascuno, un’opera filosofica di grande valore, una rappresentazione teatrale, dove l’interlocutore principale è Socrate.

Ma quale fu il rapporto filosofico tra Socrate e Platone, dove finisce il pensiero dell’uno e comincia il pensiero dell’altro?

Nel celebre rapporto tra Socrate e Platone c’è qualcosa che ricorda la vicenda biblica di Mosè e Aronne: A Mosè era stato dato il privilegio della verità, mentre, l’abilità e la gioia di poterla trasmettere erano state concesse ad Aronne;

Platone è l’”Aronne” della filosofia socratica, ciò non significa, però, che Socrate non possedesse la capacità di parlare, mentre, come sappiamo, aveva una grande diffidenza verso la comunicazione scritta. Platone ci informa di questa avversione del maestro contro la scrittura nel suo dialogo Fedro:” chi si forma l’idea, dice Socrate, di poter comunicare un’arte affidandola all’espressione letteraria è carico di molta ingenuità…”.

Ma, intorno ai quarant’anni, Platone intuì che non poteva fare come il suo maestro, le sue dottrine, in questo modo, avrebbero avuto una vita molto breve.

Senza gli scritti di Platone non avremmo potuto conoscere, oggi, il pensiero di Socrate; come senza senza Aronne, Mosè non avrebbe potuto compiere la sua missione.

Socrate diffidava della scrittura, perché, innanzitutto, la riteneva dannosità e inutile, ma, anche perché sentiva la necessità di reagire contro la volgare democraticità dei Sofisti, di cui diceva:” i cervelli di massa o i cervelli di gruppo non hanno fatto mai vera filosofia”.

Platone si rende conto, ad un certo punto, che è necessario fare una fondamentale distinzione, che Socrate non aveva fatto: non è vero che esistono, da un lato, la comunicazione scritta, per lo più banale, destinata alle folle, e, dall’altro lato, una comunicazione orale riservata a poche menti; esistono, invero, discorsi orali demagogici ed esistono raffinate conversazioni private. Il problema, dice Platone, è come sostituire i libri, come trasformarli da divulgatori di pensieri in libri aperti alla conversazione; in realtà , continua Platone, i pensatori precedenti hanno scritto libri come antologie delle cose più intelligenti che avevano pensato, ma non è solo questo il modo di scrivere libri, dobbiamo evitare che essi siano come quelle pitture, che Socrate, diceva essere mute se le interroghi, ma una “ dialettica” viva, parlata, adatta a sopravvivere nel tempo: scritti di questo tipo non possono avere altra forma che quella del dialogo.

Platone

Platone è stato l’unico filosofo della storia del pensiero che, all’infuori di alcune lettere, abbia scritto soltanto dei dialoghi, riproducendo in essi conversazioni private tenute da Socrate coi suoi allievi, sia che fossero reali oppure immaginarie; come, dunque, ha scritto Andrè Gide:”Tutto è già stato detto, ma siccome nessuno lo ha scritto, bisogna ricominciare da capo”.

Platone nei suoi primi dialoghi si presenta come un“ modesto reporter” che si è assunto il compito di informare i lettori sul pensiero di Socrate; in seguito, poi, si rende conto che ciò comporta anche un totale ripensamento del pensiero del suo maestr,; e così, a poco a poco va maturando un proprio pensiero personale.

Sarà uno dei compiti più difficili degli storici moderni della filosofia cercare di discernere, all’interno dei dialoghi platonici, l’originario pensiero di Socrate dal progressivo sorgere e maturarsi del pensiero di Platone, il quale, comunque non ci avverte mai, nei suoi scritti,, del momento in cui abbandona l’esposizione del pensiero del primo per esporre il proprio.

Sotto il nome di Platone ci sono pervenuti parecchi dialoghi, di cui, alcuni certamente autentici, altri, certamente spuri, altri, infine, di discussa autenticità.

Stabilire la cronologia dei dialoghi autentici è stato, sin dall’ottocento, uno dei problemi che più ha tormentato la critica platonica.

Il criterio fondamentale è stato quello di ritenere “giovanili” i dialoghi in cui prevale il pensiero di Socrate e, progressivamente, ritenere più recenti quelli in cui via via viene prevalendo il suo pensiero su quello di Socrate:

questo criterio, però, è minato, in partenza, da una difficoltà evidente: Platone non dice mai, in nessun dialogo, fino a che punto il personaggio Socrate rispecchi ancora il suo pensiero, o se già è quello suo.

Sono stati elaborati, pertanto, altri criteri, ausiliari: tra questi, quello contenutistico, che è il più seguito, secondo cui i dialoghi sicuramente autentici di Platone si possono ordinare nei seguenti quattro gruppi, cronologicamente successivi: il primo gruppo, Apologia di Socrate, Critone, Eutifrone, Jone, Lachete, Liside, Carmide, Ippia minore, Protagora; il secondo gruppo, Menone, Menesseno, Eutidemo, Gorgia, Fedone, Convito, Repubblica; il terzo gruppo, Cratilo, Fedro, Parmenide, Teeteto, Sofista, Plitico, Filebo; il quarto gruppo,Timeo, Crizia, Leggi. Altri dialoghi sicuramente autentici sono Ippia maggiore, Alcibiade I e Clitofonte.

Platone fu il primo a preoccuparsi che la filosofia non fosse una scienza per iniziati, riservata a pochi detentori del sapere, ma che potesse essere divulgata al più vasto pubblico possibile. Già Socrate, per primo, era “ sceso dalla cattedra” ed era andato tra le piazze a “interrogare ironicamente” la gente, rendendo pubblico il suo pensiero; tuttavia, Socrate non fu, e non poteva essere un vero divulgatore del suo pensiero, a causa della sua comunicazione esclusivamente orale. Platone fu il primo vero “ scrittore filosofico, e fu proprio per questa sua opera di scrittore e divulgatore, che scelse i due tipici strumenti del mito e del dialogo, due elementi di grande modernità. Bisognerà attendere la fine del settecento inglese e francese per trovare un’analoga capacità di rendere vivo il pensiero.

Per ulteriori approfondimenti si consiglia “ Il Racconto della Filosofia di Vittorio Salmeri”

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