18/04/2026
Tra addii e rinascite: il Nobel a Krasznahorkai e l’eco degli artisti che ci lasciano
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Tra addii e rinascite: il Nobel a Krasznahorkai e l’eco degli artisti che ci lasciano

Ott 16, 2025

Settembre e ottobre due mesi segnati da profondi addii, il mondo della cultura si ritrova sospeso tra lutto e celebrazione. La scomparsa di tre giganti del cinema  Claudia Cardinale, Robert Redford e, più recentemente, Diane Keaton  hanno lasciato un vuoto che va ben oltre lo schermo. Le loro carriere, costellate di ruoli iconici e di una presenza scenica inconfondibile, hanno attraversato decenni, generazioni, rivoluzioni culturali. Eppure, proprio mentre salutiamo questi volti che hanno dato forma ai nostri sogni, arriva un segnale potente dalla letteratura: il Premio Nobel 2025 è stato assegnato allo scrittore ungherese László Krasznahorkai, voce radicale e visionaria della narrativa contemporanea.

 Un Nobel che parla al nostro tempo, a questo voler  troppo a questo disfacimento di un mondo che sembra perfetto, ma che in realtà ha mille crepe.

L’annuncio è arrivato giovedì 9 ottobre da Stoccolma.

L’Accademia Svedese ha motivato la scelta con parole che risuonano come un manifesto: “per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte”. Una definizione che cattura l’essenza della scrittura di Krasznahorkai, autore di romanzi come Melancolia della resistenza e Satantango, opere dense, ipnotiche, spesso strutturate in lunghi flussi narrativi che sfidano la forma tradizionale del romanzo.

Krasznahorkai non è uno scrittore facile, né vuole esserlo. La sua prosa è un labirinto di pensiero, un viaggio attraverso il disfacimento morale, la rovina sociale, la tensione tra il sacro e il profano. Ma è proprio in questa complessità che risiede la sua forza: in un’epoca dominata dalla velocità e dalla semplificazione, la sua letteratura ci costringe a rallentare, a pensare, a confrontarci con l’abisso  e con la possibilità di bellezza che ne può emergere.

In uno dei passaggi più emblematici di Melancolia della resistenza, Krasznahorkai scrive:

“Si riducevano a una sola, che conteneva tutte le altre: la lotta tra ciò che resiste e ciò che tenta di sconfiggere la resistenza.”

Una frase che sembra parlare direttamente al nostro presente, dove il caos e la fragilità sembrano prevalere, ma dove l’arte continua a opporsi, a resistere, a creare.

La coincidenza temporale tra questo riconoscimento e la morte di tre icone del cinema mondiale non può non colpire. Claudia Cardinale, musa del cinema italiano e internazionale, ha incarnato con grazia e intensità la femminilità libera e complessa del Novecento. Robert Redford, attore e regista, è stato simbolo di un’America inquieta e riflessiva, capace di guardarsi dentro. Diane Keaton, con la sua ironia elegante e il suo stile inconfondibile, ha ridefinito il ruolo della donna sullo schermo, rendendolo più autentico, più umano.

La loro scomparsa ci ricorda che l’arte è anche memoria, che ogni grande interprete lascia dietro di sé non solo opere, ma modi di essere, di guardare il mondo. E ci interroga: chi raccoglierà il testimone? Quali nuove voci sapranno parlare con la stessa intensità?

In questo scenario, il Nobel a Krasznahorkai assume un significato ancora più profondo. È un invito a non cedere al cinismo, a credere che la parola  anche  la più difficile  possa ancora illuminare. È un richiamo alla responsabilità dell’artista, che non è solo intrattenitore, ma testimone, visionario, profeta.

Mentre il mondo cambia, mentre perdiamo i riferimenti, l’arte resta.

Non come consolazione, ma come sfida. E forse è proprio questo il messaggio che unisce i grandi che ci hanno lasciato e quelli che oggi vengono celebrati: che la bellezza, anche nel mezzo del terrore, è ancora possibile. E necessaria.

E concludiamo questo nostro viaggio con una frase che racchiude il mondo  artistico:

“Sono un autore che realizza romanzi per lettori che necessitano della bellezza e dell’inferno”.