David Pompili: l’arte che incanta, da ArtInsolite al mondo di Laura Pausini
Articolo a cura di Ilaria Solazzo
Nel cuore della Toscana, dove le colline di Lajatico incontrano la magia del Teatro del Silenzio, nasce un racconto artistico che intreccia sogno e talento, visione e passione. È la storia di David Pompili, artista poliedrico e visionario, che grazie al progetto ArtInsolite – sotto la guida del Direttore Artistico Alberto Bartalini e di Ilaria Bartalini, anima creativa del Teatro fondato da Andrea Bocelli – ha tracciato un percorso straordinario che lo ha condotto fino al mondo della grande musica italiana, approdando alla collaborazione con Laura Pausini.
Un talento che rompe i confini del consueto
David Pompili non è solo un artista: è un alchimista della materia e delle emozioni. Le sue opere parlano un linguaggio contemporaneo, ma vibrano di una spiritualità arcaica. Nelle installazioni realizzate per ArtInsolite, progetto che trasforma ogni anno Lajatico in un palcoscenico diffuso d’arte, Pompili ha saputo fondere la dimensione estetica con quella concettuale, generando esperienze immersive che catturano e scuotono lo spettatore.
Il contesto unico del Teatro del Silenzio – spazio dove il paesaggio naturale si fa cassa armonica di suoni, immagini e visioni – ha rappresentato il terreno perfetto per far germogliare la sua poetica. Sotto l’occhio attento di Alberto Bartalini, architetto e regista delle emozioni, Pompili ha affinato il suo linguaggio, portando in scena opere che non sono solo oggetti d’arte, ma veri e propri “accadimenti visivi”.
L’incontro con Laura Pausini: l’arte che diventa musica
L’energia di David non poteva restare confinata nei confini dell’arte contemporanea. Il suo stile originale, capace di dialogare con i grandi temi dell’identità, della memoria e del sogno, ha attirato l’attenzione anche del mondo della musica. Ed è così che, attraverso un intreccio di collaborazioni e sinergie nate proprio all’interno del fertile ecosistema di Lajatico, è arrivato l’incontro con Laura Pausini, icona internazionale della canzone italiana.
Il contributo di Pompili nel contesto visivo legato ad alcuni progetti dell’artista – tra performance, installazioni e concept creativi – ha aggiunto una dimensione nuova all’universo emotivo della cantante. Un sodalizio artistico che testimonia quanto l’arte visiva e la musica, quando guidate da autenticità e passione, possano incontrarsi e potenziarsi a vicenda.
Una traiettoria in ascesa
Oggi David Pompili rappresenta una delle voci più originali nel panorama artistico italiano. La sua capacità di mettersi in dialogo con ambienti differenti – dall’arte contemporanea alla musica, dal teatro alla scenografia – lo rende una figura trasversale e in continua evoluzione.
Il passaggio da ArtInsolite, fucina di creatività e sperimentazione, al grande palcoscenico della musica pop non è stato un salto, ma un naturale proseguimento di un cammino coerente. Un percorso che dimostra come l’arte, quando è autentica, non abbia confini ma solo nuove possibilità.
E mentre il Teatro del Silenzio continua a regalare emozioni sospese tra cielo e terra, David Pompili si prepara alle prossime sfide, con lo sguardo puntato verso nuovi orizzonti, dove arte e vita continuano a fondersi in un’unica, potente narrazione.

David Pompili ha scelto di raccontare l’arte che diventa cuore
Ci sono artisti che colpiscono per la tecnica, altri per l’originalità. E poi ci sono quelli rari, che riescono a toccare corde molto più profonde, a generare emozioni autentiche. David Pompili, artista umbro dalla sensibilità fuori dal comune, appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. Le sue opere non si limitano ad essere viste: si sentono, si vivono, si portano dentro.
L’ho voluto fortemente per questa intervista ‘speciale’ non solo per il prestigio del suo percorso – che lo ha visto protagonista di progetti d’eccellenza come ArtInsolite a Lajatico, sotto la direzione artistica di Alberto e Ilaria Bartalini del Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli – ma perché Pompili è un Maestro mondiale di un’arte che ha il coraggio di essere cuore.
In un tempo spesso dominato da estetiche fredde, concettualismi vuoti o provocazioni fini a sé stesse, David riesce a riportare l’attenzione sull’umanità dell’opera. Le sue creazioni sono luoghi in cui il pensiero incontra il sentimento, e dove ogni materiale – anche il più povero – viene trasformato in poesia visiva.
L’incontro con Laura Pausini, artista altrettanto attenta alla verità emotiva delle proprie espressioni, è solo l’ultima conferma di un talento che non conosce confini di linguaggio.
Intervistarlo significa entrare in un mondo dove l’arte non è ornamento, ma necessità. Dove il gesto artistico diventa atto d’amore verso il pubblico, verso la memoria, verso il presente.
Ed è proprio per questo che oggi voglio dare voce a David Pompili. Per raccontare non solo le sue opere, ma la visione, la forza interiore, e la gentilezza con cui continua a creare bellezza, lasciando – in chi guarda – una traccia vera. Una traccia che assomiglia al battito di un cuore.
Intervista a David Pompili

“Essere scelto da Laura Pausini? Un’emozione che va oltre l’arte”
Nel suo sguardo si legge l’intensità di chi vive l’arte come una missione. Le sue opere parlano con la materia, ma raccontano storie invisibili all’occhio distratto. David Pompili, artista umbro di fama internazionale, è stato recentemente scelto da Laura Pausini tra 24 artisti per contribuire alla realizzazione di quello che è già stato definito il museo più atteso del momento, un progetto che unisce musica, arte e identità personale in modo del tutto inedito.
L’ho contattato – oggi – per farmi raccontare cosa significa partecipare a un’esperienza artistica così unica, e cosa ha provato nel sapere che, tra tanti, è stato proprio lui ad essere selezionato da una delle voci più amate al mondo.
Maestro Pompili, prima di iniziare questa nostra conversazione, mi permetta un saluto affettuoso… che sa un po’ di casa! Entrambi, infatti, abbiamo un amico speciale in comune: Luca Tommassini.
È vero, e che gioia ricordarlo! Luca è una di quelle anime rare, che riescono a creare ponti tra le persone, tra mondi diversi… e lo fa con il cuore. Sono felice che oggi questo dialogo nasca anche da quell’amicizia condivisa.
Lo dico sempre: quando c’è di mezzo Luca, è impossibile che non succeda qualcosa di bello. E oggi, averLa qui, ne è la prova.
- Maestro Pompili, partiamo dalla notizia che ha emozionato molti. Lei è stato scelto da Laura Pausini, insieme ad altri 23 artisti, per partecipare alla creazione del suo museo. Qual è stata la sua prima reazione?
Le dirò la verità, quando ho ricevuto la comunicazione ufficiale, ho avuto un momento di silenzio totale. Poi è arrivata l’emozione, quella vera, quella che non ha bisogno di parole. Essere selezionato da un’artista come Laura Pausini, che ha portato l’Italia nel mondo con autenticità e passione, è stato per me un riconoscimento profondo, umano prima ancora che artistico.
- Cosa ha significato, per Lei, essere scelto tra 24 artisti in un progetto così personale e intimo?
Questo progetto non è solo un museo, è un viaggio dentro l’anima di una donna, di un’artista, di un’epoca. Farne parte è come essere invitato in una parte privata della vita di Laura. Lei ha voluto costruire un luogo che parla di memoria, musica, emozione. Essere uno degli artisti che contribuirà a dare forma visiva a questi sentimenti è un onore immenso, ma anche una responsabilità.
- Ha potuto confrontarsi direttamente con Laura Pausini durante il processo creativo?
Sì, ci sono stati momenti di dialogo molto sinceri. Laura è una persona di straordinaria umiltà, ma anche di grande determinazione. Ha idee chiarissime su cosa vuole comunicare e sul linguaggio emotivo che deve attraversare questo museo. Mi ha chiesto di non pensare con la testa dell’artista, ma con quella del cuore. È raro trovare qualcuno che abbia questa visione così limpida e autentica.
- Maestro Pompili, ci racconta un momento speciale che ha vissuto durante la realizzazione dell’opera per il museo di Laura Pausini?
Ce ne sono stati tanti, carissima Ilaria, ma uno in particolare resterà con me per sempre. Ero completamente immerso nel lavoro, sporco di pittura, le mani colorate, il muro ancora fresco, quando ad un certo punto ho sentito qualcuno. Fuori all’ingresso del museo dove c’è l’opera vi era Lei in tutto il suo splendore. Mi sono girato, e l’ho vista… La dolce Laura, in tenuta sportiva, capelli raccolti in una coda, occhiali da sole… Senza scenografia, senza riflettori, solo lei. Aveva negli occhi un’emozione rara, quella di una bambina che guarda la propria vita materializzarsi davanti. Ci siamo abbracciati, ed è stato un gesto semplice, vero, ma carico di tutta la potenza emotiva di quel momento. Un mix da montagna russa, tra risate, commozione e gratitudine.
- Com’è stato per Lei vivere Laura Pausini “dietro le quinte”, lontano dall’immagine pubblica a cui siamo abituati?
È stato divertente, sorprendente ed estremamente umano. Laura è una persona con valori profondi e un senso dell’umiltà disarmante. Mi ha raccontato un episodio che mi ha fatto sorridere: era al supermercato, in jeans e t-shirt mimetizzata da cappello con visiera e occhiali da sole quando due ragazzi la guardano e dicono tra loro: “Somiglia proprio alla Pausini…”, senza sapere che era davvero lei! Questo dice tutto: non ha bisogno di apparire, perché è già pienamente, autenticamente se stessa. Il suo mondo è fatto di gente vera, di anime che vibrano alla stessa frequenza. Ed è proprio lì che nasce la magia.
- Lei ha sempre parlato dell’arte come di un ponte. Ha ritrovato questo concetto anche lavorando con Laura?
Assolutamente sì. Il mondo di Laura è un mondo che unisce, che crea legami, non distanze. Le sue canzoni, come le opere d’arte, sono ponti emotivi: raggiungono le persone, le avvicinano, fanno sentire meno soli. In questo progetto ho visto anime che si riconoscono, che parlano lo stesso linguaggio anche senza bisogno di parole. E io, nel mio piccolo, ho cercato di trasformare quella vibrazione comune in un’opera che potesse restare, che potesse parlare anche dopo che le luci si spegneranno.
- Lei ha alle spalle esperienze importanti, tra cui quella con il progetto ArtInsolite a Lajatico, sotto la guida di Alberto e Ilaria Bartalini. Questo nuovo traguardo in qualche modo rappresenta una continuità?
Assolutamente sì. L’esperienza con ArtInsolite e con il Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli è stata un crocevia fondamentale nella mia carriera. Lì ho imparato cosa significa dare voce al silenzio, trasformare luoghi in emozioni. Oggi, con questo progetto insieme a Laura Pausini, sento di portare con me quell’eredità. C’è la stessa ricerca di verità, di bellezza che tocca l’anima.
- Può anticiparci qualcosa sulle sue opere per il museo?
Posso solo dire che sono opere vive. Non intendo solo dinamiche, ma emotivamente vive. Ho lavorato su memoria e risonanza, su ciò che resta oltre la musica. Non un oggetto, non un incontro fugace. Il resto, lo lascio al momento in cui il pubblico potrà viverlo in prima linea.
- Un’ultima domanda. Che cosa spera che le persone provino davanti alle sue opere relative al museo di Laura Pausini?
Spero che si fermino ad amare. In un tempo in cui tutto scorre veloce, fermare il passo davanti ad un’opera significa permettere al cuore di parlare. E se anche solo una persona si sentirà riconosciuta in quell’emozione, allora avrò fatto il mio dovere di artista.
- Grazie Maestro Pompili. È stato un privilegio ascoltarLa.
Grazie a Lei, cara Ilaria. Le parole, quando sono vere, sono già una forma d’arte.
Ci sono incontri che non accadono per caso. Succedono quando due anime, pur provenendo da mondi diversi, iniziano a vibrare sulla stessa frequenza. È quello che è avvenuto tra Laura Pausini e David Pompili: un’artista della voce e un artista della materia, due cuori che raccontano il mondo attraverso linguaggi diversi ma mossi dalla stessa forza invisibile — l’amore autentico.

Laura è una donna che ha fatto dell’emozione la sua bandiera, che da trent’anni attraversa le vite delle persone con parole che sanno abbracciare, carezzare, scuotere. Non canta per apparire, ma per comunicare, per restituire verità. La sua musica non costruisce palazzi, costruisce ponti: tra culture, tra generazioni, tra sensibilità. Ha sempre scelto la via della gentilezza, del rispetto, della coerenza, anche quando questo significava nuotare controcorrente.
David, dal canto suo, è un artista che non cerca la bellezza da esporre, ma la verità da condividere. Le sue opere non gridano, ma sussurrano. Non si impongono, ma accolgono. Ha le mani sporche di colore, ma il cuore pulito di quella semplicità che solo chi conosce il dolore e la bellezza della vita può permettersi. Le sue creazioni parlano di umanità, di memoria, di emozioni profonde che restano nel tempo.
Quando queste due anime si sono incontrate, non c’è stato bisogno di grandi discorsi. C’era già tutto nel silenzio, negli sguardi, nell’intensità dei piccoli gesti. David non ha semplicemente “dipinto Laura”: l’ha ascoltata, l’ha sentita, l’ha tradotta sulla parete del museo con rispetto e delicatezza, come si fa con una storia sacra. Laura, dal canto suo, ha visto quell’opera nascere con gli occhi lucidi di chi rivede se stessa da fuori, ma per la prima volta si riconosce davvero.
L’immagine di lei in tenuta sportiva, senza trucco, senza maschere che si emoziona davanti al proprio riflesso pittorico, racconta molto più di mille conferenze stampa. Racconta la verità di una donna che ha scelto, anche nel successo, di rimanere vera. E racconta l’umiltà di un artista che non cerca la luce, ma la dona.
Insieme, Laura e David rappresentano un inno all’amore che non ha bisogno di definizioni, un amore che è rispetto, sintonia, riconoscimento reciproco. Un amore che si manifesta nell’arte, nella musica, nei colori, nelle mani sporche di pittura e negli occhi colmi di gratitudine. Sono due artisti, sì, ma prima ancora sono due cuori che hanno scelto di vivere e creare con verità.
E in un mondo che spesso premia la superficie, l’incontro tra Laura Pausini e David Pompili ci ricorda che la bellezza autentica abita nella profondità, nella fragilità condivisa, nella capacità di emozionarsi ancora. E forse, proprio lì, nasce l’arte più potente di tutte: quella che sa essere amore.



