Oltre la fantascienza: l’universo narrativo di Dario Tonani
Vincitore del Premio Europa come miglior scrittore di fantascienza continentale nel 2017, Dario Tonani rappresenta un punto di riferimento imprescindibile nel panorama del fantastico italiano. Autore prolifico, che spazia dai romanzi ai racconti su testate iconiche come Wired, Urania e Millemondi, ha raggiunto la notorietà internazionale grazie al ciclo di Mondo9, capace di entrare nelle classifiche dei migliori titoli sci-fi persino in Giappone e Russia, confermando la forza universale della sua visione della fantascienza.
- Dario Tonani, sappiamo che non ama le etichette e che anche i generi le stanno stretti. Le andrebbe di raccontarci quale visione guida la sua scrittura? Qual è l’immaginario che nutre le sue storie?
La “fantascienza” sta per compiere cent’anni (il termine è stato coniato nel 1926 da Hugo Gernsback) e, in tutto questo tempo, l’elemento che ha resistito immutato nel tempo è stato quello di gettare uno sguardo critico sul presente.
A secondo del periodo storico ha spostato la sua lente dalla fiducia incondizionata verso la scienza alla paura per l’uso distorto della tecnologia, dal sociale all’Inner space, dalla catastrofe ambientale alla speranza di un futuro ecosostenibile e inclusivo. Il punto di partenza, però, il pilastro della visione, è sempre stato quello del presente in cui viveva l’autore, con la sua personale sensibilità nel gettare uno sguardo prospettico sul domani.
- Secondo lei, verso dove sta andando la fantascienza contemporanea?
La sua ricchezza è sempre stata la varietà di approcci e di visioni, un connotato questo che nessun altro genere può vantare in egual misura. Sono fermamente convinto che non potrà che ampliarsi; stanno già tornando l’avventura tout court, la space opera, il sense of wonder che tanto hanno dato alla fantascienza dagli anni 30 agli anni 60 del secolo scorso. Ma il vero nocciolo sarà l’impegno critico e, perché no, politico che ha caratterizzato la SF dell’ultimo mezzo secolo e che sta già ulteriormente improntando le pagine degli autori delle nuove generazioni. Si parlerà sempre di più dei grandi temi di oggi: ambiente, storture del potere politico e finanziario, flussi migratori, guerre ibride, fame, povertà, cybersicurezza, fonti rinnovabili, inclusività a tutti i livelli, tutela della privacy, del copyright, della libertà, della democrazia. E lo si farà con storie documentate e credibili, ma al contempo coinvolgenti e quindi capaci di smuovere le coscienze.
- Potremmo quindi parlare di una fantascienza ‘impegnata’, che vada oltre il puro intrattenimento. A suo avviso, quali sono oggi i temi imprescindibili per chi scrive nel genere?
Due su tutti: l’intelligenza artificiale, che la maggior parte dell’opinione pubblica percepisce come una sorta di buco nero dentro il quale immagina che si annidino gli incubi peggiori ma anche una promessa quasi “messianica” e il cambiamento climatico, con tutte le sue ricadute a livello ambientale, sociale ed economico.
- Non è un caso, quindi, che i temi affrontati nel suo ultimo romanzo pubblicato da Oscar Fantastica di Mondadori, “Il trentunesimo giorno”, siano il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi.
Il romanzo è nato mentre eravamo alle prese con un’altra emergenza planetaria: Covid. Più o meno metà del mondo era reclusa in lockdown, blindata in un’autentica distopia di cui non riuscivamo a comprendere dinamiche e contorni. Chiuso nel mio studio in mansarda potevo osservare, attraverso due piccole finestre di libertà, solo due scacchi di cielo. Un giorno mi capitò di vedere un fronte temporalesco avanzare da nord, mentre a sud splendeva ancora un meraviglioso tramonto. Pensai a trenta giorni di pioggia torrenziale e ininterrotta ma anche, ispirato dall’esperienza personale e collettiva che stavamo vivendo, a qualcosa di più distopico di un diluvio biblico, con forme che sfilavano nel cielo e non potevano in alcun modo essere lì. La storia è sintetizzabile in tre parole: perdita, sopravvivenza, riscatto. O se, vogliamo, speranza.
- Che consiglio darebbe a chi desidera cimentarsi con la fantascienza, in un mercato italiano che oggi appare poco recettivo e ancora condizionato da numerosi pregiudizi?”
I primi, di carattere personale: seguite la vostra strada, il percorso di crescita nello scrivere è individuale e va alimentato di stimoli sempre nuovi e diversi, senza aver fretta di arrivare (dove poi?) ed evitando di porvi obiettivi irragionevoli. Concentratevi su voi stessi, non guardate che cosa fanno gli altri. Un secondo bouquet di consigli è invece legato al mercato: rifuggite dalle scorciatoie, dagli stereotipi, dai cliché, dai format preconfezionati che vi arrivano dalla serialità televisiva (e che non potete sentire come davvero vostri), state lontano dalle etichette, sono angoli bui, fuorvianti, pericolosi. La ricetta del bestseller non esiste. Ibridate e contaminate la vostra scrittura. Apritela, non arroccatevi su quello che a pelle vi sembra che funzioni. Oggi va, domani non più. O magari funziona per qualcuno, ma non per voi.
Intervista a cura di Rosario Francese