Racconti di Natale: Il mondo che non c’è
Racconto di Lorenza Di Liberto

Mi svegliai con quella voglia matta che mi perseguitava da tanto tempo, fu così che decisi di partire e di girare il mondo per ritrovare lo spirito del Natale, di quel Natale magico che, ricordavo, riempiva le nostre lunghe giornate di bambini felici.
Mi scontravo continuamente camminando per vie sconosciute con la signora Gelosia che abitava ovunque con la sua altezzosità, sempre in compagnia della sorella Incomprensione, ma cercavo disperatamente la signora Gentilezza con la sua famiglia di Scusa, Grazie, Prego, ma era difficile trovarli ormai in questo mondo, pertanto presi il mio cane ed il mio gatto e dissi loro che saremmo andati in giro per il mondo a cercare un luogo dove poter vivere con gioia, mi facevano compagnia Solerzia e Speranza, due amiche sempre presenti, e cammina cammina cammina, arrivammo in un villaggio di casette tutte rosse, costruite in mezzo ad un bosco di betulle, erano tutte uguali con un comignolo fumante e nell’aria quel buon odore di pane caldo, appena sfornato, e si sentiva un allegro vociare di bambini felici.
Nel giardino davanti casa, tanti gnometti allegri e colorati raccoglievano pigne e foglie che tingevano con i colori dell’arcobaleno per poi appenderli agli alberi e fischiavano una vecchia canzoncina di Natale…fiufiufiufiu…
Bussai ad una porticina colorata di blu,

-toc toc si può ? È permesso?
La porticina si aprì e mi ritrovai di fronte ad un sorriso smagliante e con un
-buongiorno si accomodi – mi porse la mano, forte e robusta, da gran lavoratore, un omacciòne dalla barba bianca e subito notai una gran tavola apparecchiata e piena di buon cibo.
Una donna bionda, in carne e sorridente, teneva attaccato al seno un bamboccio dagli occhi vispi e birichini , e altri tre bambini, tra cui una femminuccia, giocavano accanto al camino acceso con quattro pietruzze e due bacchette. Era una casetta piccola, pulita e molto accogliente di quelle antiche, dove l’amore, la cortesia e l’educazione abitavano incontrastati.
Che mondo era quello, somigliava molto a quel mondo che avevo da bambina e che tanto avevo sognato ci fosse anche per i miei figli e per i miei nipoti e che per tutta la vita avevo ricercato.
Era il mondo di Babbo Natale, il mondo delle favole o il mondo della speranza? Mah!!!
Però era così rasserenante star lì, ed a quella inaspettata cordialità risposi con un sorriso presentandomi e raccontando il mio proposito, quello di trovare un luogo in questo mondo dove poter vivere senza incontrare la signora Invidia o sua cugina Cattiveria od anche le sorelle Superbia e incomprensione.

– Vieni accomodati, intanto siediti alla nostra tavola, divideremo il pane caldo che sto per mettere a tavola. Mangeremo del buon formaggio e berremo il buon latte delle mie caprette, sai qui non usiamo il denaro ma usiamo scambiare con gli altri ciò che produciamo e così si vive meglio. tutti abbiamo tutto ciò che ci serve, basta chiedere. Dopo ti porto a fare un giro così capirai.
Anche i bambini che giocavano davanti al camino si accomodarono a tavola, la mamma portò loro delle tazze panciute, una rossa, una azzurra ed una gialla, versó dentro il latte fumante e spezzettò tanto buon pane, dopo una preghiera a Gesù, iniziarono a mangiare quella buona zuppetta. Mi vennero le lacrime agli occhi, era una scena che anche io avevo vissuto tanti anni prima, e adesso rivedevo la mia mamma e la mia nonnina dagli occhi di cielo seduta accanto a me che mi raccontava la favola della pecorella smarrita. Era quello il mio mondo, smarrito. Anche noi adulti ci accomodammo, anche noi avevamo delle tazze panciute, bianche però, e al centro tanto buon formaggio fresco e ricotta ancora calda e tanto buon pane caldo e croccante che profumava di antico.
– Vi Ringrazio di cuore per la vostra ospitalità, ne sono commossa, vi dico.
– Serviti e saziati cosi poi usciamo – mi rispose il mio buon amico
Ci alzammo da tavola sazi e felici e subito uscimmo per andare a conoscere quel villaggio nel cuore del mondo che si chiamava Magic home .
Era conosciuto da pochi ma era abitato da molti, era un villaggio pieno di allegria e tutti amavano tutti.
Laggiù arrivavano i bambini non amati, i bambini buttati, i bambini bastonati, i bambini rifiutati.
Laggiu’ era sempre primavera, crescevano gli alberi delle coccole, ed erano sempre pieni di frutti ed i bimbi ne prendevano a piene mani, poi c’era la pianta del sorriso e da quella potevano raccoglierne a piu’ non posso, c’era pure una grande casa e nell’unica stanza c’era una tavola infinita, colma di ogni leccornia, dove tutti i bimbi di ogni colore sedevano insieme a mangiarne e dividendo tra loro in grande allegria.
Avevano costruito un grande parco giochi dove ogni piccolo abitante donava all’altro un piccolo gioco, e poi c’era un pozzo, un grande pozzo, dove i bambini andavano a buttare tutte le lacrime che avevano loro regalato e tutte le cattiverie che fino a quel giorno avevano ricevuto. I bambini che abitavano quel villaggio magico avevano una possibilita’ di scelta, restare bambini e vivere per sempre in quel villaggio o crescere e diventare adulti ma questa scelta comportava un obbligo, non rivelare mai il nome del villaggio da cui provenivano e dovevano sorridere ed amare tanto e tutti, di ogni colore e di ogni nazione, perche’ un sorriso é sempre pieno di tanto amore e l’amore non può non essere pieno di sorrisi.

E c’era pure un papero che correva, ed un cavallo a dondolo che nuotava, e poi un asino che studiava ed un gatto che insegnava e pensa un pappagallo cantava ed un cane volava in una distesa di fiori bianchi dove un leone dormiva ed una gazzella lo accarezzava. Un orso parlava ad un pinguino innamorato e c’era l’albero del pane ed un fresco ruscello con mille pesciolini e tanti cuori innamorati e ancora mille bimbi vocianti gialli neri e bianchi e tante farfalle colorate distribuivano carezze , mille risate riempivano l’aria e si mescolavano a gocce d’amore rinfrescando prati verdi e fiori blu, blu come il cielo di questa favola blu come il mare di questa terra che non c’è
Vai Martina, prendi per mano i tuoi fratellini Marco ed Edoardo e proteggili perché come ben presto capirai, ti stiamo consegnando un mondo pieno di odio e rancore, dall’odio puo’ solo nascere vendetta e morte, vai, cambialo con i tuoi sorrisi, ama i tuoi fratelli e perdona sempre, solo cosi si puo’ costruire un mondo migliore. La tua nonna che non smetterà mai di sognare un mondo migliore e che vuole regalarti solo sorrisi e tanto amore

