12/04/2026
I numeri di Yannick
Raccolte Racconti Brevi

I numeri di Yannick

Nov 11, 2024

Racconto di Edoardo Palumbo

«Non puoi, lui ne vuole uscire!» Borbotta il mio coinquilino psicologo.

«Massì, dai troppo peso alla cosa, non credo che gli cambierei la vita anche dividendo la vincita con lui» rispondo io.

«Sì invece  ̵ insiste lui  ̵ gli stai mettendo la pulce nell’orecchio, gli stai facendo una specie di inception, vuoi convincerlo che lui ha davvero i poteri e tutto questo lo metterebbe ancor più in crisi! ».

Dissento, in silenzio.

Stiamo parlando di Yannick, del fatto che forse è uno Sciamano. Forse, gli spiriti esistono. Forse deve saperlo.

O forse no, come suggerisce il mio coinquilino.

Ma contestualizziamo.

Yannick viene dalla Costa d’Avorio. Il nome di un Paese che rimanda già irrimediabilmente a immagini primigenie, di foresta verde. Di mistero, di terrore. Di giungla.

Yannick è nato, nel villaggio dove è nato, come il nipote di un grande Sciamano.

Un giorno, lo Sciamano è morto, e tutto il villaggio ha guardato a Yannick, come suo erede.

Yannick ha rifiutato quel ruolo, quel compito, o forse sarebbe meglio dire quella vocazione.

Ha rifiutato, perché è cristiano.

Il problema è che rifiutando di essere lo Sciamano, ha dovuto rifiutare a tutto.

È dovuto scappare, perché gli altri del villaggio volevano fargli la pelle.

È nel suo viaggio verso l’Occidente, la bramata bolla privilegiata dell’umanità, che gli Spiriti si sono affacciati alla porta.

Si è presentato lo spirito del nonno. In sogno tutte le notti. Poi in veglia.

Uno spirito prepotente, ingombrante, che ha iniziato a dire a Yannick cosa fare, che lo ha torturato con i ricordi, con le passioni, con i pensieri.

Yannick, quando è arrivato al centro di accoglienza dove lavoro, ha deciso di essere preso in carico dal C.S.M. (Centro di Salute Mentale).

Ha deciso di affidarsi alla nostra scienza, per sconfiggere i suoi demoni.

Dato che conosco questa storia, una volta gli ho detto, in tono di sfida:

«Dimmi sei numeri, da uno a novanta… non ci pensare troppo, i primi sei che ti vengono in mente!»

Yannick me li ha detti, sorridendo, conscio del giochino.

«Me li gioco, va bene?» gli ho chiesto

«Va bene, va bene» ha risposto lui.

Poi mi ha passato un bigliettino del C.S.M., dove chissà un medico aveva scritto il CAP del paesino dove vive.

È ironico, perché il bigliettino era stampato, dietro. Era, in pratica, un foglio di brutta.

Sul retro c’era scritto “I NUMERI VINCENTI SONO…”

 E sei numeri. Che tremenda ironia della sorte!

«Mi posso giocare anche questi?!» Ho chiesto a Yannick.

«Si, si…» Ha detto lui, sempre con il suo solito sorrisone.

Li ho giocati.

Li ho vinti!

È per quello, che litigavo con il mio coinquilino.

 Dividere il lauto bottino di dodici euro con Yannick, e forse spaventarlo rispetto ai suoi poteri, o non dire niente e approfittarsi dei suoi spiriti?

Alla fine, ho scelto di dare a Yannick la sua parte. Non al nonno, né allo sciamano.

A Yannick.

Gli ho offerto una colazione fatta bene, per non porgergli il mero denaro.

Una colazione da sei euro.

«Capito, Yannick, che questa l’ho vinta con i numeri che mi hai dato?!»

«Si, si…»

«Non i numeri che mi hai detto tu, quelli scritti sul retro del foglietto… capito?»

«Si, si.»̶

Aveva la crema del cornetto che strabordava, ha sorriso.

Chissà se ha capito.

Ha sorriso.

Va benissimo così anche per me.

#IoeIlmioCoinquilino