12/07/2024
A Bagheria “Mariana Ianua Coeli”: la Mostra d’Arte dedicata alla Madonna
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A Bagheria “Mariana Ianua Coeli”: la Mostra d’Arte dedicata alla Madonna

Giu 20, 2024

 “Ianua Coeli” è una mostra d’arte dedicata alla Madonna, uno dei soggetti più rappresentati nella storia dell’arte. L’iniziativa, promossa dal gruppo giovani della Parrocchia Maria SS. Immacolata-Anime Sante, si terrà a Bagheria dal 28 al 30 giugno 2024 all’interno della parrocchia stessa. La mostra nasce per celebrare il settantesimo anniversario dell’incoronazione del Simulacro dell’immacolata che fu definita dal Cardinale Ruffini “Madre Regina di Bagheria” .  L’evento mira a promuovere la devozione alla Madonna e valorizzare le arti e l’artigianato locale.

Tra gli artisti figurano nomi affermati come Carlo Puleo, Vincenzo Gennaro, Lucia Stefanetti, Paolo Turturro e Giuseppe Tuzzolino, insieme a molti giovani esordienti promettenti.

Le opere esposte comprendono pitture, icone, incisioni, intagli in legno, sculture in ferro, ricami, miniature, presepi e natività, offrendo una vasta gamma di espressioni artistiche.

Tra gli artisti ci sarà anche Claudia Clemente che parteciperà alla collettiva esponendo un dipinto dal titolo: “Acrilico e lacrime su scaglie di legno a ricordare il dolore delle spine sul viso del Figlio”

Claudia Clemente è un’artista di grande talento, nata a Bagheria in una famiglia profondamente legata all’arte. Suo padre, Gaetano Clemente, era uno scultore, e sua madre, Rosalia Coglitore, era figlia di uno dei primi fotografi della città. Claudia è cresciuta immersa nell’arte, circondata dai trucioli di legno delle statue e dei carretti, dalle immagini fotografiche della Certosa e di Villa Valguarnera su lastre di vetro, e dai disegni della zia Carolina. Questa atmosfera creativa l’ha naturalmente portata a intraprendere una carriera artistica. La pittura rappresenta la vita e la passione di Claudia, e la sua versatilità nelle tecniche pittoriche è evidente. Lavora con olio su tela, acrilico, acquarello, matite colorate, pittura su vetro e murale. Recentemente, ha sperimentato anche l’uso di acrilico e stucco su tavola di legno, dimostrando la sua continua ricerca e innovazione artistica. Oltre alla pittura, Claudia è anche scenografa, costumista e grafica. La sua esperienza e il suo talento l’hanno portata a insegnare arte e a partecipare a numerose mostre, sia collettive che personali. La sua filosofia artistica si riflette nelle sue parole: “A volte lascio un’opera in sospeso, presa dalla frenesia di dar vita ad un’altra…poi la riprendo dopo un lasso di tempo e mi accorgo che tutto quello che mancava era lì ad aspettarmi. E quelle tracce prendono vita, la mia mano deve solo seguirle.” Questo approccio dimostra la profondità del suo processo creativo e la connessione intuitiva con le sue opere.

Claudia Clemente è quindi un esempio vivente di come l’eredità artistica e l’ambiente familiare possano influenzare profondamente un artista, dando vita a una carriera ricca di esplorazione e passione per l’arte.

Le parole del critico d’arte Massimiliano Reggiani

Vi è tanta Spagna in quelle lagrime trasparenti che scivolano come rugiada su di un volto al medesimo tempo tragico e rifiorito. Il pianto, infatti, è tipico della pittura di molte Virgen de los Dolores e la penisola iberica è stata la culla storica per l’espansione mondiale di questa devozione. Anche se le origini si perdono nel medioevo toscano con la fondazione dei Serviti, Ordo Servorum Beatae Virginis Mariae, sarà poi la corona spagnola ad estenderne il culto in tutti i propri domini d’Europa e oltre oceano. La Sicilia, che per secoli si è abbeverata alla cultura madrilena attraverso il governo dei Vicerè, ha cristallizzato il culto nelle sue forme barocche, spettacolari per teatralità e coinvolgimento emotivo. Claudia Clemente rinsangua, a propria volta, l’immagine del culto che tante confraternite continuano ad alimentare ma ha la capacità di portarla nel vibrante dibattito del linguaggio contemporaneo. Già dal titolo, opulento e greve: “Acrilico e lacrime su scaglie di legno a ricordare il dolore delle spine sul viso del Figlio” il legame con la tradizione è chiaro. La materia, però, è un continuo scomporsi fra echi del passato e drammatiche modernità. Il velluto e i pizzi si mutano in una parvenza di corazza, di scudo raffinato che isola la purezza e la difende da un mondo di falsi valori, le maniere si rimescolano per costruire un’immagine da fine dei tempi, dove tutto torna presente con le proprie e le ferite sempre aperte e le colpe da giudicare. Il volto della Madonna non indulge nel dolore, ha trasceso il dramma, svela con uno sguardo e il suo è un giudizio non dottrinario bensì morale. In lei ogni coscienza esplode, torna nel fedele la fragilità del bambino che riconosce la propria marachella per cercare un abbraccio protettivo e misericordioso. Quel che era pittura su tavola, col legno preparato di gesso e colla di coniglio, diventa OSB Oriented strand board (Pannello di scaglie orientate) in cui lacerti d’albero narrano la tragedia dell’ecosistema sconvolto e dei fitti boschi sventrati. L’opera di Claudia Clemente è dolce nel tratto e dura nel carattere, una Madre che ci chiede rispetto per il Sacrificio del Figlio e non uno sguardo intimamente falso, ipocrita e superficiale (…)

Il commento dell’artista, Claudia Clemente, durante una breve intervista 

«Le donne che ritraggo nei miei dipinti sono sempre delle guerriere. L’Addolorata è la più guerriera di tutte dal momento che ha vissuto tutto il suo percorso travagliato fino in fondo.  Ho scelto di rappresentare la figura della Madonna con gli abiti che indossa durante la processione della Passione, rappresentando così il dolore ma, nello stesso tempo, anche la consolazione, il conforto che proviene dai fedeli che l’accompagnano mentre rinnova il Suo immenso dolore. La lacrima che scende forma un solco sulla guancia che un occhio attento può riuscire a cogliere e portare dentro di sè come espressione di sofferenza e di dolore, come un’emozione che va oltre la contemplazione della Sua naturale bellezza».